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martedì 17 maggio 2011

Focaccia con zucchine, aglio e noci

 
Ecco qua un'altra faccia da focaccia, ma questa volta salata! Il protagonista è sempre lui: Tobi il nostro amico lievito madre e qui è combinato con il sapore delle zucchine, delle noci, dell'aglio e dell'olio d'oliva!

Le dosi sono "a occhio", ma cercherò di darvi delle indicazioni comprensibili (non come mia nonna che diceva "un po' di questo, ma un poco di più di quell'altro").

Ingredienti: una ciotola di zucchine trifolate (con olio e, se vi piace, un poco d'aglio), 50 g di gherigli di noci, circa 300 g di farina, due cup (tazze) di lievito madre, un poco d'acqua, qualche cucchiaio d'olio d'oliva, sale, spicchi d'aglio completi di pelle.

Come già detto negli altri post, potete sostituire il lievito madre con una pastella densa di farina e acqua, a cui avrete aggiunto un pezzetto (4 o 5 g) di lievito di birra. lasciategli il tempo però di gonfiarsi prima di utilizzarla.

Impastate il lievito madre con l'olio, l'acqua, la farina ed il sale. Deve risultare un impasto della consistenza della pasta da pizza. Incorporate anche le zucchine e le noci e lasciate lievitare per un paio d'ore o più, a seconda della stagione. al momento di infornare infilate nella superficie gli spicchi d'aglio con la buccia. L'aglio nel cuocere rilascerà il suo aroma, ma al tempo stesso non sarà nella focaccia. Chi lo ama potrà avere la soddisfazione di spelarsi uno spicchio cotto in forno. Io non sono un'amatrice, ma pare siano deliziosi (così mi hanno detto).

cuocete a 180° per una mezz'ora circa e sfornate. potete mangiarla calda, oppure utilizzarla fredda per fare dei tramezzini. Col formaggio lega benissimo, soprattutto con il brie!



 
Nisetta

venerdì 8 aprile 2011

Focaccia briochata all’arancia e pistacchio!


Ecco un’altra “focaccia sulla sedia”, ma questa volta in versione morbida col burro. Come sempre potete realizzarla sia con il lievito madre sia con il lievito di birra, a vostra scelta*! Quanto alla combinazione tra l’arancio e il pistacchio ... è una realtà capace di autoaffermarsi e posta ben aldilà di ogni tentativo di definizione! (scusate se è poco).

Ingredienti: 3 cups (tazze da tè) di lievito madre con la consistenza di una densa pastella, 20 g di farina 00, la buccia grattugiata di un arancio non trattato (opaco), 125 g di burro, 200 g di zucchero, 3 uova, 100 g latte, essenza di vaniglia e inoltre 2 cucchiai di pistacchi non salati e 2 cucchiai di zucchero.

*potete sostituire il lievito madre con il lievito di birra, preparando una densa pastella con mezzo cucchiaino di lievito di birra, 150 g circa di farina e 3 cups d’acqua appena tiepida. La lascerete riposare al tiepido un’oretta prima di usarla, per permettere ai lieviti di lavorare.

Procedimento: far fondere il burro senza che frigga. Quando è sciolto, unite le uova una alla volta, amalgamandole perfettamente con l’aiuto di una frusta. Versate il composto in una grossa ciotola, assieme al lievito, allo zucchero e al latte e mescolate. La quantità di latte che ho indicato è per una focaccia con consistenza “umida”, se la preferite più soffice dimezzate il latte o addirittura evitate di metterlo: alla fine otterrete un composto decisamente più duro. Unite ora anche la vaniglia, la farina e l’arancio e amalgamate il tutto perfettamente. Versate in una teglia di circa 24 cm di diametro e lasciate lievitare in luogo tiepido.

A parte passate al mixer i pistacchi assieme con lo zucchero in modo da ottenere una farina fine. Quando state per infornare la focaccia, distribuite omogeneamente sulla sua superficie la farina di pistacchio con l’aiuto di un setaccio. Infornate a 180° per mezz’ora circa. È buona sia tiepida sia fredda! 
Nisetta

giovedì 31 marzo 2011

Perché non faccio il pane in casa



Il pane che è in questo cesto l’ho fatto io, ma io non faccio il pane in casa. Paradosso? Menzogna? Contraddizione? Forno in giardino anziché dentro casa? Naaaaa!!!!! Niente di tutto ciò. Semplicemente... diciamo... polisemia!!! Pane è il nome PROPRIO (proprissimo!!!!) sia di quelle belle forme fragranti che il fornaio fa con grande maestria ogni giorno, con miscele di farine e forni appositi, sia di sfiziosità particolari con cui di tanto in tanto mi capita di gingillarmi nella preparazione di un menù. Detto in modo più chiaro: il pane normale lasciamolo fare ai fornai che sono più bravi!

Sono eretica? Certo, per patrimonio genetico e per vocazione. LO SO che siamo in piena era di macchine per fare il pane in casa e che è una cosa che dà grande soddisfazione! Ciononostante ribadisco che i fornai sono più bravi e da parte mia mi limito a impastare qualche panino speciale per accompagnare gli antipasti. Vero, faccio anche le pagnotte col lievito madre ... ma solo perché del lievito madre devi pur fartene qualcosa!!!! Ecco quindi come è nato il cesto che vedete: pane di Tobi (il lievito madre), panini ai ciccioli, panini alla cipolla e pane nero... perché da noi il meraviglioso pane nero che c’è oltre le Alpi difficilmente si trova!!! Il tutto accompagnato da un’agliata in puro stile medievale e del burro aromatico da spalmare!

Dato che NON faccio il pane, non posso spiegarvi come faccio il pane. Ha senso, no? O forse oggi sono solo pigra a scrivere? Però se non siete vampiri vi posso parlare di come si fa l’agliata...

sabato 19 marzo 2011

Facce da focaccia: inizia un serial!



Questo post inaugura delle istantanee di focacce con lievito madre (ma si possono fare anche con il lievito di birra). Per una questione di dignità ho deciso di dare loro una sedia bianca, come se potessero virtualmente diventare una “tavola rotonda” di focacce che siedono a discutere dei pregi e dei difetti reciproci. Ho una fantasia malata, lo so. Portate pazienza!

Ecco qui di seguito quella che nel giro di qualche tempo diventerà una carrellata di “facce da focaccia”








Focaccia versione 1F ocaccia 2: arancio  pistacchioFocaccia 3: zucchine noci...

venerdì 25 febbraio 2011

In scena: “Tortino di testaroli al radicchio”

Attore protagonista: Tobi il lievoto madre (suo sostituto in caso di assenza: il Lievito di birra)- Attore co-protagonista: il radicchio dell’orto della mamma-  Voce fuori scena (brontolii): Rouge





Nel quotidiano problema di utilizzare il lievito madre, come spesso accade, ecco che risolvo con i testaroli. Sono in effetti una delle mie passioni, sarà per quel loro venire direttamente da un’altra epoca o per la semplicità e adattabilità del loro gusto o, ancora, per il fatto che ho un trisavolo di Pontremoli! Per questo piatto vi propongo la variante un poco più sottile, adatta per esser impilata così da formare un tortino. È una preparazione semplice, che può venir realizzata in anticipo per esser poi completata con un “passaggio” in forno all’ultimo momento.

...le dosi sono –haimé- indicative, ma credo che capirete comunque :-)

Ingredienti per un tortino (3 o 4 razioni):
testaroli:

-lievito madre un bicchiere (oppure mescolate ¼ della dose standard di lieito di birra con due cucchiai di farina e ½ bicchiere d’acqua tiepida e lasciate riposare un’oretta)

-farina 00 g 250 circa

-farina di castagne g 80 circa

-sale

-olio d’oliva
ripieno*

-radicchio rosso (trevisano, Verona, Chioggia, dell’orto a vostra scelta)

-olio d’oliva

-formaggio grattugiato

-sale e pepe

Inoltre vi serve una tortiera o una pirofila tonda per assemblare il tutto.

Per i testaroli: mescolate il lievito madre (o quello preparato con il lievito di birra) con le due farine e tanta acqua tiepida (NON calda bollente) quanta serve per ottenere una pastella un poco più densa di quella delle crepes. Lasciate riposare per un’oretta abbondante per dare il tempo al lievito di riprodursi, altrimenti è inutile usarlo, mentre invece esso è utile per dare consistenza ai testaroli e rende anche più digeribile la farina.

Trascorso questo tempo aggiungete alla pastella il sale e mescolate bene. Prendete poi una padella antiaderente dal fondo pesante e procedete come per le crepes e/o i testaroli, ma cercando di ottenere uno spessore di 2 o 3 mm (nel mio caso lo ottenevo versando un mestolo pieno di pastella. Dipende dalla larghezza della padella). Girate quando la pastella è praticamente rappresa e completate la cottura. Man mano che sono pronti, impilate i testaroli su un piatto.
1 2 3

Ripieno. Lavate il radicchio e tagliatelo grossolanamente in pezzi (ma se lo preferite tagliato fine...fate come vi pare!). Versate appena un filo d’olio in una padella antiaderente e unite il radicchio. Fatelo appassire a fuoco vivace, senza aggiungere nient’altro (il radicchio ha già un suo sale interno di solito).
4 5

Per assemblare il tortino: nell’ordine mettete testarolo + strato di radicchio, con sopra abbondante spolverata di formaggio e un’ombra di pepe, bagnato con qualche cucchiaio di un misto di olio d’oliva e acqua (mescolateli in una tazza. Servono perché il tortino sia morbido) +  testarolo + di nuovo radicchio ecc...... Finite con testarolo coperto solo da formaggio e completato con olio d’oliva (senza acqua).

Passate in forno per compattare il tutto e far sciogliere il formaggio. Completate con qualche minuto di grill se volete che si formi una bella crosta invitante. Servite caldissimo, tagliato a fette.

...Ed ecco la voce fuori scena: Rouge che dalla tribuna borbotta per un piatto vegetariano che proprio ma proprio a lui non va!!!! Meno male che ci sono i croccantini extra lusso già nella ciotola!!!!

*IN ALTERNATIVA per chi proprio non ama i radicchi si possono usare i PORRI (tutto il resto resta uguale e il risultato è molto gustoso!) o, per fare contento Rouge, semplicemente del SUGO D’ARROSTO con sopra la solita spolverata di formaggio. In questo caso però allungatelo con dell’acqua o il tortino vi verrà troppo secco.

venerdì 28 gennaio 2011

Vi presento Tobi, il mio amico lievito madre!

Ecco Tobi, carino vero? Espressivo, con una bella faccia giallina e rigonfia (per un lievito è un complimento!!!). Oggi non è però in una delle sue giornate migliori, perché è un po’ troppo liquido e acido...

Da qualche tempo Tobi si è aggiunto come quarto animale di casa e pretende anche lui di essere accudito: pasti regolari (di farina ovviamente), acqua, copertina... insomma è proprio come un animaletto o addirittura un bimbo! A differenza di bimbi e animali però Tobi va usato tutti i giorni e questo vuol dire che tutti i giorni mi devo inventare un qualcheccosadicucinatocollievitomadre!!!! Ho intenzione di raccontarvi questa mia fatica... ricetta per ricetta, compresi gli esperimenti più bizzarri (e chi mi conosce bene sa che è un mio vizio...).

Per prima cosa però vi spiego come è nato.

Certamente tutti sapete che i lieviti madre sono l’alternativa al lievito di birra, ma i processi che avengono sono più complessi, perché i microorganismi presenti sono di più tipi. Il risultato è una doppia fermentazione, alcoolica (come con quello di birra, inutile dirlo) e acida... proprio quest’ultima è quella che dà al lievito madre il suo particolare profumo e la caratteristica “pesantezza”, che per alcuni è un difetto ma per molti è un pregio.

Il lievito madre, noto anche come lievito naturale, non è in vendita al supermercato, bisogna trovare qualcuno che ce ne faccia prezioso dono o provare a farlo “nascere” a casa propria. Il mio Tobi è nato nella mia cucina e per questo è ancora un po’ deboluccio, ma ho fiducia che crescendo si irrobustisca!

-Per “far nascere” il lievito si mescolano acqua, farina (possibilmente di forza, ma un misto di quella normale e di manitoba può andare... giusto per avere quel tanto di glutine in più che aiuta...) e una qualchealtracosa a vostra scelta che porti microorganismi (lieviti misti).

-La qualchealtracosa: Di solito le bucce della frutta non trattata sono l’ideale, perché lì si depositano in abbondanza (pensate a quelli sulle bucce dell’uva, così importanti nella fermentazione del vino!). Potete però usare anche la polpa della frutta in quel particolare punto di equilibrio tra il troppo maturo e il marcio o persino schifezze totali: per esempio in passato c’era chi utilizzava un pochino di sterco di cavallo! Dosi fisse non esistono, ma ovviamente la qualchealtracosa deve essere molto poca rispetto alla farina.

-Si amalgama il tutto in un impasto abbastanza morbido e si lascia riposare al tiepido coperto. Probabilmente non succederà molto, ma non importa. Dopo qualche ora si aggiunge farina e acqua e si rimette a nanna. Il tutto si ripete per un po’ di volte finché iniziano a comparire bolle che sollevano la pasta. A quel punto è segno che il lievito sta “nascendo”, ovvero i microorganismi stanno riproducendosi di farina. Le bolle sono i gas che si formano durante questo processo. (Bello sapere che le bolle del panettone sono “gas di scarico” prodotti da microorganismi!). d’ora in poi avrete un lievito madre da accudire. Io al mio ho addirittura dato un nome ed un’identità: Tobi appunto.

Tobi ha un’origine autunnale, è nato infatti da un misto di farina debole e di manitoba, acqua, mandarino mezzo marcio e soprattutto melagrana quasi ammuffita. Fin da subito è stato bello vispo e pieno di bolle, un pargolo di cui poter essere orgogliosi insomma ;-)