Visualizzazione post con etichetta senza latticini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta senza latticini. Mostra tutti i post

giovedì 25 agosto 2011

Zuppa fredda di melone


Con il caldo di questo agosto mi è tornata in mente questa freschissima zuppa, facile e veloce. Servono solo un melone a pasta bianca, qualche cubetto di ghiaccio e una fetta o due di prosciutto crudo!

Il procedimeto sta tutto nel frullatore: si frulla il melone per ridurlo in crema (senza aggiungere acqua) e lo si versa nei piatti o nelle ciotole di portata, completando con ghiaccio e sfilacci di prosciutto. Se volete potete decorare con un ciuffetto di menta e accompagnare con dei crostini.

E se decidete che potete ripeterla anche quando il caldo è passato... credo proprio che lo farò anch’io!

martedì 17 maggio 2011

Focaccia con zucchine, aglio e noci

 
Ecco qua un'altra faccia da focaccia, ma questa volta salata! Il protagonista è sempre lui: Tobi il nostro amico lievito madre e qui è combinato con il sapore delle zucchine, delle noci, dell'aglio e dell'olio d'oliva!

Le dosi sono "a occhio", ma cercherò di darvi delle indicazioni comprensibili (non come mia nonna che diceva "un po' di questo, ma un poco di più di quell'altro").

Ingredienti: una ciotola di zucchine trifolate (con olio e, se vi piace, un poco d'aglio), 50 g di gherigli di noci, circa 300 g di farina, due cup (tazze) di lievito madre, un poco d'acqua, qualche cucchiaio d'olio d'oliva, sale, spicchi d'aglio completi di pelle.

Come già detto negli altri post, potete sostituire il lievito madre con una pastella densa di farina e acqua, a cui avrete aggiunto un pezzetto (4 o 5 g) di lievito di birra. lasciategli il tempo però di gonfiarsi prima di utilizzarla.

Impastate il lievito madre con l'olio, l'acqua, la farina ed il sale. Deve risultare un impasto della consistenza della pasta da pizza. Incorporate anche le zucchine e le noci e lasciate lievitare per un paio d'ore o più, a seconda della stagione. al momento di infornare infilate nella superficie gli spicchi d'aglio con la buccia. L'aglio nel cuocere rilascerà il suo aroma, ma al tempo stesso non sarà nella focaccia. Chi lo ama potrà avere la soddisfazione di spelarsi uno spicchio cotto in forno. Io non sono un'amatrice, ma pare siano deliziosi (così mi hanno detto).

cuocete a 180° per una mezz'ora circa e sfornate. potete mangiarla calda, oppure utilizzarla fredda per fare dei tramezzini. Col formaggio lega benissimo, soprattutto con il brie!



 
Nisetta

venerdì 6 maggio 2011

Insalatona con peperoni all’origano e uovo fritto!

Ecco di nuovo un’insalata “seria”, che accompagnata da qualche bella fetta di pane abbrustolito può risolvere una cena. Facile, veloce e persino dietetica in realtà!!!!

Ingredienti per due “insalatone”: un cespo di insalata lattuga (ma potete sostituirla con una varietà a vostra scelta), un bel peperone rosso o giallo, una cipolla, olio d’oliva, sale, capperi, origano.

Per prima cosa occupatevi di peperoni e cipolla. Tagliate entrambi a pezzetti; ponete la cipolla con l’olio in una padella antiaderente e rosolate a fuoco medio finché inizia a diventare traslucida. Unite a questo punto il peperone e i capperi e continuate a rosolare, muovendo spesso. Le verdure devono restare croccanti e semicrude. Unire anche l’origano e regolate di sale, considerando che questo preparato servirà a condire l’insalata.

Nel frattempo lavate l’insalata e rompetela a pezzi con le mani. Quando il peperone sarà pronto, toglietelo dalla padella e trsferitelo in un piatto provvisoriamente. Sfruttate la padella “sporca” per cuocere le uova nell’olio profumato di peperone. Ricordatevi di cuocere l’albume, lasciando però il tuorlo crudo, così potrete intingerci il pane!!!

Componete le insalatone mescolando la lattuga con il peperone e disponendo in ciotole individuali, che guarnirete ognuna con un uovo!

Nisetta

sabato 30 aprile 2011

Carne salada con gelatina di vino rosso

 

Continuo con le ricette del menù peonia, anche se ormai Pasqua è passata... questa che vi vengo a proporre è di una facilità estrema! Si tratta di un semplice piatto di carne salada del Trentino, accompagnata da dei cubi di gelatina di vino rosso dal profumo fruttato (con un “aiutino”).

Ingredienti per la gelatina: gelatina in fogli o in polvere, vino rosso 250 g, succo di frutta scuro e limpido (succo d’uva nera, succo di ciliegia o succo di mirtilli rossi a vostra scelta) g 250, zucchero g 50, zenzero fresco un pezzetto (facoltativo). Per la quantità di gelatina leggete le istruzioni: deve bastare per ½ l di liquido!

Per la carne: carne salada del Trentino affettata, olio d’oliva, succo di limone.


Per la gelatina procedete come da istruzioni, ricordadovi di far bollire brevemente il vino con lo zucchero e lo zenzero prima di usarlo, per far evaporare l’alcool. Togliete lo zenzero. La gelatina potete aggiungerla al vino caldo; mescolate con cura e poi unite il succo di frutta. Versate la gelatina in un contenitore, scegliendolo abbastanza capiente perché risulti di 1 o 2 cm di spessore. Ponete in frigorifero a rapprendere.

Dopo qualche ora, quando la gelatina sarà rappresa, potrete comporre il piatto da portare in tavola. Rovesciate la gelatina e tagliatela in quadrati, che disporrete poi su un piatto accanto alla carne salada. Sulla carne distrubuite poi qualche cucchiaio di vinagrette, fatta con olio d’oliva e succo di limone (il sale non serve). Tutto qui! Facile (una volta tanto), ma fresco e invitante!

Nisetta

martedì 26 aprile 2011

Asparagi bianchi alla pancetta

Chiedo venia... nello scrivere il menù sono andata a memoria e ho confuso una ricetta medievale (asparagi allo zafferano) con questa che ora vi propongo! Non mi ricordo dove l’ho presa (non è mia) e sono abbastanza sicura che c’è ANCHE  in un ricettario antico, solo che non ho ritrovato in quale! In ogni caso è una ricetta semplice e abbastanza conosciuta, ma che qui ci permette di restare fedeli ai nostri colori: bianchi, rosa e violetti!!!!

Ingredienti: asparagi bianchi, pancetta in fette sottili.

Non servono né sale né condimenti: c’è già tutto nella pancetta! Lessate o cuocete a vapore brevemente gli asparagi, facendo attenzione che non diventino troppo molli. Scolateli e lasciateli raffreddare. Avvolgeteli a uno a uno in un pezzetto di pancetta e poneteli allineti in una padella antiaderente larga. Accendete il fuoco sotto la padella e lasciate rosolare dolcemente, girandoli dopo poco perché anche l’altro lato si colori. Serviteli caldi su un piatto di portata.

venerdì 11 marzo 2011

Crema pasticcera pura e... au chocolat et au cafe!



La crema pasticcera è la crema per eccellenza! Si usa nei bigné, nei cannoncini, nella zuppa inglese, nei krapfen, nei tortelli di carnevale, nei rotoli di pandispagna, nelle crostate di frutta, nei cornetti e nei croissants, sopra le waffels... devo continuare? Continuate voi?

Di ricette ce ne sono in giro tantissime, più o meno ricche. Quella che segue potete considerarla una proposta di ricetta in qualche modo “classica” per una crema pasticcera adatta da farcitura, quindi abbastanza ricca. La dose è per circa 1 l di crema.

Ingredienti: latte g 500, uova intere 1, tuorli 4, zucchero g 200, farina g 35, buccia di limone (oppure buccia di arancio, oppure vaniglia)



Mettete a bollire il latte (intero o parzialmente scremato) con l’aroma scelto. La buccia deve essere di agrumi non trattati e va utilizzata solo la parte colorata, evitando il bianco perché è amaro. Personalmente, se devo poi aggiungere cioccolato alla crema, preferisco aromatizzarla con buccia d’arancio, mentre se la lascio chiara uso limone o vaniglia (potete usare la solita bustina di vanillina o, meglio, un preziosissimo baccello di vaniglia, che va tagliato per il lungo prima di esser immerso nel latte).



Intanto una ciotola versate le uova (4 tuorli e uovo intero), lo zucchero e la farina. Sbattete bene il tutto con una frusta, finché si gonfia un poco e diventa soffice. Unite quindi il latte, filtrandolo per eliminare gli aromi e l’eventuale “pelle” che si è formata in superficie. Mescolate finché è perfettamente amalgamato, versate in una pentola e ponete sul fuoco. Continuate a mescolare finché arriverà al bollore. Non ci vorrà molto, perché il latte era già caldo! Lasciate bollire per qualche istante, quindi travasatela nel contenitore dove la lascerete raffreddare, spruzzando la superficie con un poco di zucchero per evitare che si formi la “pelle”.

Crema pasticcera al cioccolato: unite alla crema del cioccolato fondente e mescolate bene. La dose va a gusto, ma per il quantitativo di crema qui previsto ci vogliono circa 150 g per ottenere un crema con decisa presenza di cioccolato. Vedrete che raffreddandosi risulterà molto densa; se la preferite più liquida aggiungete un goccio di latte.

Crema pasticcera al caffè (mon amour!!!): unite alla crema del caffè molto concentrato e mescolate. La crema risulterà alla fine un poco più liquida. Se vi serve densa, tenetene conto dall’inizio e aumentate leggermente la dose di farina.

Crema pasticcera nelle versioni SENZA!

SENZA lattosio: sostituite il latte di riso al latte normale, riducendo lo zucchero se è già dolcificato.

SENZA glutine: sostituite la farina con 20 g di fecola

SENZA saccarosio: sostituite lo zucchero con 200 g di miele dall’aroma delicato, oppure con analogo peso di fruttosio.

sabato 5 marzo 2011

Patùna con le mele

Questa sembra, ma non è una torta di cioccolato, perché è una patùna e... la patùna per come la conosco io non è il castagnaccio! Anche se è fatta con la farina di castagne. Sarà colpa della golosità di mia nonna, ma è una torta con una sua "serietà".



Innanzitutto è una torta lievitata, fatta prevalentemente con farina di castagne ma non solo, che risulta più o meno povera a seconda di quanto si decide di metterci dentro. Può avere uova, burro, uvetta, cioccolato... persino frutta secca! La costante è quella consistenza pesante e bagnaticcia, da patùna appunto, che veniva dalla castagna.

La patùna che vi propongo oggi  la le mele, ma potete poi sbizzarrirvi a cambiare gli “ingredienti in più” come vi pare.

Ingredienti: farina di castagne g 150, zucchero g 150, farina 00 g 150, olio di semi g 80, lievito vanigliato 1 bustina, latte g 100, cacao amaro g 25, uova intere 2, mela 1, uvette g 50.



Ammollate l’uvetta in acqua tiepida. Mescolate le due farine (tenete da parte ½ cucchiaio di quella bianca) con lo zucchero e il lievito. Unire il latte, le uova e l’olio e mescolare energicamente. Verrà un impasto cremoso, ma molto denso.

Pelate e tagliate a dadini la mela. Scolate bene l’uvetta e in farinatela con la farina tenuta da parte (serve perché non vada a fondo). Unite uvetta, mela e pinoli all’impasto. Versate in una teglia di circa 23 cm di diametro e infornate ai soliti 180°. Sarà cotta in una mezz’ora. Servite tiepida o fredda. Il giorno dopo la consistenza sarà ancora più da patùna... compatta e pesante!

martedì 1 marzo 2011

Pasta PnP (faccina imbronciata?)

Il nomignolo sembra una faccina imbronciata, ma invece sta per "pollo noccioline e porri". a richiesta, ecco una ricetta di pasta rapida, originale, che può fare da piatto unico, con pochi grassi e ... con il porro! Questa misteriosa verdura che inquieta una delle nostre lettrici più assidue.



Ingredienti per 3 persone: pasta corta a vostra scelta, pollo g 150, arachidi g 50, porro 1, olio di semi qualche cucchiaio, birra ¼ di bicchiere (facoltativa), sale, farina 1 cucchiaio.

Le dosi non sono rigide e potete variarle un poco a vostro piacere.

Tagliate a pezzetti il pollo e infarinatelo, mescolandolo in una ciotola con la farina. Lavate e tagliate il porro; io l’ho ridotto in bastoncini, ma la forma è questione di gusti. Nel frattempo mettete a bollire l’acqua per la pasta.



In una padella antiaderente scaldate l’olio e fate appassire il porro. Continuate la cottura un paio di minuti, poi togliete il porro (tenetelo da parte) lasciando sul fondo della padella l’olio. Versatevi il pollo e le arachidi e rosolate; bagnate con la birra e alzate la fiamma per far evaporare l’alcool. Spegnere  il fuoco in attesa che la pasta sia cotta.

Scolare la pasta al dente. Accendere un fuoco vivace sotto il condimento e versare tutto nella pentola (pasta e porri) mescolando sul fuoco un paio di minuti. Servire bollente oppure a temperatura ambiente, a seconda della stagione. Secondo me non serve formaggio, ma si presta ad essere invece accompagnata da una birra spumeggiante.

martedì 22 febbraio 2011

Zuppa fusion... ovvero patate, ceci e quinoa con una spolverata di cumino!

Ho notato che fra tutti i post pubblicati non ce n'è nessuno di zuppe di verdura...
Dimenticanza imperdonabile! Soprattutto per me che adoro i minestroni e le zuppe di legumi, cereali e affini.

Rimedio subito proponendovi la ricetta di una zuppa che ho preparato qualche sera fa.
Gli ingredienti principali sono patate, peperoni, ceci, quinoa e un po' di spezie... ok l'ammetto, mi erano avanzate delle papas en amarillo, FOM si rifiutava di mangiarne ancora e allora le ho "riciclate" in questo modo! Però vi assicuro che è una zuppa davvero buona, da provare bella calda in queste fredde sere d'inverno.


Inoltre è un piatto perfetto per i vegani, grazie all'unione di cereali (quinoa) e legumi (ceci) che la rendono equilibrata dal punto di vista nutritivo e altamente proteica. E dato che la quinoa è priva di glutine è adatta anche per celiaci e intolleranti e non essendoci latte e derivati va bene anche per allergici al lattosio e simili. Insomma è praticamente adatta a tutti e nello stesso tempo molto saporita!

Ingredienti e dosi: 1,5 kg di patate, 2 cipolle, 1 spicchio d'aglio, 1 peperone, una tazza grande di ceci, 1 tazza di quinoa, una bustina di zafferano, un po' di cumino macinato, sale, olio extravergine d'oliva.

Preparazione: Tagliate le cipolle in modo grossolano e gli spicchi d'aglio finemente e metteteli a soffriggere in abbondante olio extravergine in una pentola capiente. Nel frattempo sbucciate le patate e tagliatele a pezzi, sciacquate i peperoni e poi tagliateli in striscioline sottili e versateli nel soffritto mescolando bene in modo da non far attaccare nulla sul fondo. A questo punto aggiungete le foglie d'alloro e la bustina di zafferano sciolta in un po' acqua. Fate soffriggere ancora un po', sempre mescolando rapidamente, e quindi coprite il tutto con dell'acqua, salate e fate cuocere lentamente a fuoco basso con un coperchio.
Quando le patate saranno cotte aggiungete la tazza di quinoa e i ceci (quest'ultimi ovviamente andranno aggiunti già cotti perché hanno un tempo di cottura troppo lungo per cuocerli con il resto delle verdure).



Se l'acqua si è asciugata troppo aggiungetene un po' man mano con un mestolo. Aggiungete quindi il cumino in polvere (una bella manciata, si deve sentire) e mescolate bene. Quando la quinoa è cotta togliete il coperchio e mescolate facendo asciugare un po' l'acqua e schiacciando le patate se son rimaste in pezzi troppo grossi, in modo da far diventare la zuppa cremosa. Aggiustate di sale, qualora ce ne fosse bisogno, e servite molto calda in ciotole, magari con un filo d'olio.
Ecco la vostra zuppa Eurasiamerinda è pronta!

lunedì 21 febbraio 2011

Zabajone e pettegolezzi di campagna



Ecco che vengo a parlarvi di un classico: lo zabajone. Mia nonna mi raccontava che quando abitava in campagna e una qualche vicina di casa, con la scusa di chiedere in prestito qualcosa o semplicemente “perché passavo di qui” si fermava per spettegolare saporitamente su qualche compaesano, era d’obbligo offrire un bicchierino di zabajone caldo. Lo si faceva sul momento, con un uovo preso dal pollaio e il marsala o, se mancava, il vino bianco ed in inverno riusciva a togliere il freddo dalle ossa e a riscaldare il cuore!

Ecco dosi e procedura: 1 tuorlo, 1 cucchiaio di zucchero raso, 1 guscio di marsala. A tutto ciò, se si ha paura di far “impazzire” lo zabajone, si può aggiungere una punta di cucchiaio di farina o di fecola!



Ovviamente il tutto va moltiplicato in base alla quantità che se ne vuole fare. Con due uova per esempio si ottiene una tazza da tè di crema. In ogni caso si procede sbattendo i tuorli con lo zucchero finché sono spumosi.

A questo punto si aggiunge il marsala (e la farina) e si pone sul fornello. Si continua a mescolare finché la crema di addensa (“vela il cucchiaio”, come si usa dire), ma se c’è la farina potete permettervi di lasciarla arrivare al bollore.



Toglietela dal fuoco e mescolatela energicamente per “gonfiarla”. A questo punto è pronta e potete servirla alla votra vicina gossippara!

...oppure potete tenere da parte lo zabajone ed usarlo per farcire bigné o torte (per esempio la torta al vento), per decorare il gelato, per fare una meravigliosa crema chantilly (all’italiana ovviamente) ecc. ecc.

venerdì 18 febbraio 2011

Papas en amarillo (patate giallo zafferano)

Continuo il resoconto delle tapas preparate per il brunch di domenica scorsa postandovi la ricetta delle Papas en amarillo.



Si tratta di uno stufato di patate tipico della cucina andalusa e di cui, come per molti piatti della tradizione "popolare", non esiste una ricetta canonica.

Ogni famiglia le cucina a modo suo aggiungendo o togliendo qualche ingrediente su una base fissa di papas (termine con cui in Andalusia e sud America si indicano le patatas) e azafran che conferisce il caratteristico aroma e quel colore amarillo (giallo) che le rende particolari e ricorda i profumi e i colori della cucina araba.

Le dosi sono ad occhio, potete variarle in base a quali sapori e aromi preferite far prevalere o aggiungere altri ingredienti:

2 kg di patate, circa 3 spicchi d'aglio, circa 2 cipolle medie, 2 foglie di alloro, 1 peperone giallo (o rosso se volete variare un po' i colori), due bustine di zafferano, un po' di cumino macinato, olio d'oliva extra vergine, sale e mollica di pane sbriciolata.

Preparazione:

Prima di tutto fate soffriggere in una padella (possibilmente antiaderente) una discreta quantità d'olio d'oliva extravergine con l'aglio tagliato finemente, la cipolla tagliata a rondelle sottili e le due foglie di alloro.
Aggiungete quindi il peperone tagliato a striscioline sottili. Fate soffriggere ancora un po' tutti gli ingredienti facendo attenzione a non farli attaccare sul fondo e salate. Dopo aver sciolto una delle bustine di zafferano in poca acqua aggiungetelo nella padella mescolando bene facendo cuocere qualche minuto.



A questo punto aggiungete le patate tagliate a pezzi non troppo piccoli e dopo averle fatte cuocere tre/quattro minuti nell'olio aggiungete dell'acqua fino a coprirle, abbassate le fiamma, e fatele cuocere lentamente con un coperchio. Dopo una decina di minuti controllate la cottura e se si sono asciugate troppo e le patate non sono ancora cotte, aggiungete un poco d'acqua mescolando. Quando le patate sono finalmente morbide aggiungete il cumino, l'altra bustina di zafferano sciolta con un po' olio, la mollica di pane sbriciolata e mescolate bene. Controllate se sono "giuste di sale" e se vi sembrano troppo asciutte aggiungete altro olio. Lasciate quindi ancora qualche minuto sul fuoco mescolando bene in modo che la mollica si amalgami bene con il resto.

Potete servire sia calde che fredde.

giovedì 17 febbraio 2011

Il Biancomangiare medievale &...

Biancomangiare madievale & minibudino caldo di riso come “biancomangiare” di magro



Il biancomangiare nel medioevo non era un dolce.

Quest’unica e solitaria frase d’apertura sia di monito a tutti coloro che già al leggere preassaporano i dolce muosseus del blancmanger della pasticceria francese recente. Il biancomangiare medievale era una preparazione che doveva avere tre caratteristiche: essere bianca, di consistenza cremosa e di sapore delicato. Appare frequentemente nei ricettari francesi, ma in realtà è presente in tutt’Europa, come spesso accade per una cucina colta che non è esclusivamente collegabile a determinate aree geografiche e/o linguistiche. La cucina dei ricettari medievali è come il latino: ovunque, ma solo per chi appartiene alle classi più colte e ricche.

Le ricette sono diverse tra di loro e possono usare latte di mucca, di capra, di mandorle, di noci, ecc. se è giorno “di grasso” spesso contiene petto di pollo pestato nel mortaio per ridurlo in filamenti sottili e alla fine, ovviamente, viene completato con una spolveratina di zucchero! ...per farla breve, tra tutte le bizzarrie di quella lontana epoca, i biancomangiare sono tra quelle più lontane dal nostro gusto! E allora che fare nel momento in cui si tenta di ricreare la tavola di allora? Accantonarli o cercare un modo per evitare che il classico “ecco, c’era da aspettarsele queste porcherie” del commensale poco meno che fanaticamente patito??? (il “fanaticamente patito” ingollerebbe tutto con religiosa compunzione, fosse pure una suola di scarpa, solo perché è medievale!!!!).

La ricetta che segue riprende quella del biancomangiare dei Diversa Servicia, un testo di cucina di area inglese, ed è praticamente una specie di risottino scotto, per dirla in modo poco carino J . in origine era prevista aragosta, ma credo che ci si possa prendere la libertà di sostituirla con altri crostacei meno nobili, senza tradire lo spirito del piatto. Ovviamente le dosi sono mie, dato che raramente vengono indicate.

Bianco mangiare con crostacei

Dosi per 4  coppette

-latte di mandorle (ottenuto frullando 150 g di mandorle bianche con ½ l d’acqua e poi filtrando con un panno pulito), riso g 180, olio dolce (noci o mandorle, in alternativa un semi), mandorle bianche 2 cucchiai, 6 o 7 gamberi possibilmente col guscio, spezie dolci (zenzero, cannella e noce moscata), sale.

Lavare il riso (per togliere l’amido in eccesso) e metterlo a lessare con il latte di mandorle. Lessare brevemente i crostacei interi in poca acqua, tenerli da parte e unire il brodo all’acqua del riso. Il riso deve spappolarsi e diventare una crema (se il latte non basta, aggiungete acqua calda), a quel punto salarlo leggermente.

Sgusciare e tagliare a pezzi i crostacei e le mandorle e saltarli in padella con l’olio. Servire il biancomangiare in coppette individuali, guarnendolo con una spolverata di spezie e sopra un po’ di crostacei.

La scelta delle coppette individuali è ovviamente arbitraria. Potete invece usare ciotole più grandi, ma in quel caso ognuno dovrà aver a disposizione un piatto per travasare, dato che difficilmente i vostri commensali accetteranno di mangiare affondare il cucciaio tutti (o a coppie) nella stessa ciotola, come era uso nel medioevo.

NOTA: per la struttura del pasto medievale si rimanda al sito di Qdiquoco

&


minibudino caldo di riso come “biancomangiare” di magro



Nel piatto con i 5 minibudini di un mio precedente post ce n’era uno liberamente ispirato a questo biancomangiare medievale, ma con l’utilizzo di seppie anziché di gamberi. Eccolo:
















Dosi per 3 sformatini 

Sformatino:
 

Guarnizione
-riso g 120 

-latte di mandorle (120 g mandorle bianche frullate con ½ l d’acqua e poi filtrate)

-seppioline g 60

-cipolla un pezzettino

-olio d’oliva

-sale

-maizena o fecola
-mandorle bianche 60 g 

-olio d’oliva

-paprika dolce

-sale

Lavate il riso e ponetelo a cuocere nel latte di mandorle. A parte rosolate la cipolla con l’olio e unite poi le seppioline, con qualche cucchiaio d’acqua. Coprite e portate a cottura. Qualdo il riso sarà quasi cotto, unire le seppioline tagliate a pezzetti e tutto il loro sugo.

Ungete e spolverate di maizena gli stampini e versatevi il riso. Ponete in forno caldo per 15’, perché si compatti. Lasciar riposare qualche minuto prima di sformare delicatamente.

Guranizione: tagliare grossolamanemte le mandorle e insaporirle rosolandole con l’olio d’oliva e un pizzico di sale. Versare sugli sformatini, completando con una spolverata generosa di paprika

martedì 15 febbraio 2011

Senza farina e latte ma con maiale o vegetariano ma con entrambi? Dubbio amletico.

Ecco altri due minibudini! Qui li ho proposti come “secondo” e “contorno”, ma in realtà entrambi possono essere delle idee per un antipasto d’effetto.



4- contorno: fagotto di scrippellina ripiena di zucchine











Dosi per 3 sformatini Scrippelline: 

Ripieno e guarnizione:
-uova 1 

-farina 2 cucchiai

-latte qb

-sale

-noce moscata
-2 zucchine medie 

-olio d’oliva

-sale

-formaggio grattugiato 6 cucchiai

-un cucchiaio di sesamo

Per le scrippelle (dopo una serata passata a fare circa un centinaio di scrippelle per me le crepes hanno semplicemente cessato di esistere J) mescolate la farina con l’uovo e aggiungete latte q.b. per avere una consistenza semiliquida. Cuocetele in una pentola antiaderente o, se l’avete, con gli strumenti appositi per fare le crepes. Dovrete ottenere dei bei cerchi con uno spessore molto sottile. Naturalmente sto dando per scontato che siate già abituati a fare le crepes, ma se non è così scrivetemelo che vi spiego.

In un’altra pentola antiaderente cuocete le zucchine, tagliandole a pezzetti nel modo che più vi piace (io le faccio sempre a bastoncini, perché non ho gran simpatia per il taglio a rotelle). Cuocetele a fiamma media con un poco di olio, mescolando spesso ma senza aggiunta di acqua. Verso metà cottura salate. Dovranno risultare ben rosolate ed asciutte.

Per realizzare i fagottini procedete in questo modo: adagiate una scrippella nello stampo, facendola scendere e aderire come possibile alle pareti. Versate sul fondo un cucchiaio di formaggio, coprite con le zucchine e completate con un altro cucchiaio di formaggio. Chiudete il fagotto piegando i lembi della scrippella come se faceste un pacchetto e bloccate con uno stuzziacdenti. Passate in forno a 180° per 15’ e servite poi caldi, guarnendoli con un filo d’olio e una spruzzata di sesamo.



5- secondo: sformatino con salsiccia e salsa di prugne











Dosi per 3 sformatini
Sformatino: 

-patate g 300

-1 uovo

-50 g di maizena o fecola

-150 g di salsiccia saporita

-olio, noce moscata e sale
salsa: 

-prugne secche 100 g

-vino rosso ½ bicchiere

-zenzero in polvere

Lessate le patate e schiacciatele in uno schiacciapatate (lasciate pure la pelle, perché resterà tutta nello schiacciapatate). Mescolate la patata bollente con la maizena, in modo da “scottarla”. Quando poi si sarà raffreddata un poco unite anche l’uovo, il sale e la noce moscata.

Nel frattempo cuocete la salsiccia con pochissimo olio e, una volta cotta, sbriciolatela.

Per la salsa: ammollate le prugne in un poco di acqua calda (1/2 bicchiere). Quando sono morbide, frullatele e unitele al vino. Mettete sul fuoco in un polsonetto e portate a bollore. Dopo un paio di minuti togliete perché lo scopo è solo di far evaporare l’alcool del vino.

Assemblaggio: ungete e spolverate di maizena gli stampini. Rivestiteli poi con uno strato di patata, lasciando nel cento un incavo che riempirete con la salsiccia. Chiudete con la patata rimasta e livellate. Passate in forno a 180° per una mezz’ora.

Servirte gli sformatini caldi, guarniti con la salsa. Il tutto sarebbe da completare infine con una spolveratina di zenzero in polvere, ma confesso che io me lo sono dimenticata...

martedì 25 gennaio 2011

cucina SENZA!!!! (a tutti è capitato un qualche "impiastro" allergico o intollerante)

Senza!

Per spiegarvi lo spirito di questo spazio vi racconterò una storia...

Qualche tempo fa mi sono trovata a dover realizzare il seguente desiderio: buffet per festeggiare una ragazzina che aveva una grave allergia al latte vaccino e derivati. La mamma voleva per lei una torta di crema e frutta, pizzette e salatini vari, oltre a qualche torta salata. Tutte cose che normalmente si preparerebbero con burro e/o latte ma... niente problemi!!!!

Per il giorno fissato era pronta una bella torta di fragole, arance e banane, con base di pasta frolla coperta di crema pasticcera, ovviamente fatta con latte di riso e con margarina vegetale. Su un grande cabaret c’erano pizzette e salatini variopinti, su basi di pasta sfoglia anch’essa fatta con margarina. Tre larghi pacchetti contenevano invece le torte salate farcite di crema al formaggio, funghi e non mi ricordo cos’altro... credo pollo e radicchio. Anche in questo caso niente mucche: solo capre e pecore!

Facilissimo e felicissimi! Tutti mangiarono infatti felici e contenti, senza pensare che fosse cibo speciale pensato SENZA un certo ingrediente.

Intolleranze e allergie in quest’epoca di pesticidi e intestini stressati sono sempre più frequenti e tutti noi ci siamo trovati ad adattare le nostre ricette più abituali per accontentare qualche ospite “impiastro”. Che ne direste di raccontarci le vostre peripezie? Se poi avete bisogno di un consiglio o di ricette... basta chiedere!!!!