Visualizzazione post con etichetta je me rappelle. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta je me rappelle. Mostra tutti i post

martedì 24 aprile 2012

Crostata rustica con marmellata di fichi e orzo solubile


Sì sì... lo so che non è periodo di fichi, ma devo svuotare la dispensa dalla marmellata dell’anno scorso e i fichi, come sempre, la fanno da protagonisti! Senza contare che una torta con marmellata di fichi nel tempo delle fragole è certamente originale e controcorrente, no? Eccovela quindi:

Ingredienti: 500 g farina 00, 200 g zucchero, 250 g burro, 50 g orzo solubile (quello della prima colazione), due uova intere, 400 g circa di marmellata di fichi, 50 g di mandorle con la pelle.
Per fare la pasta procedete come per una normale pasta frolla (rimando alla ricetta per la procedura) ma aggiungendo alla farina l’orzo solubile.
Foderate la teglia con la pasta, bucherellatela e spalmateci sopra la marmellata. Completate infine con una “palizzata” di “bastoni” ben storti di pasta e infornate a 180° per 30’ circa. Servitela fredda, come dessert o a merenda con un tè!

venerdì 10 febbraio 2012

Punch di birra speziata antigelo!

Burrobirra calda si può? Si può, si può, soprattutto se fa tanto freddo! Perché la birra calda, con spezie e burro, è qualcosa di decisamente potente! Sarà per questo che piace tanto agli scrittori di storie fantastiche, che spesso ne parlano? O sarà perché è un uso che risale al lontano medioevo barbarico? La birra più adatta è non amara, discretamente alcoollica: potrebbe essere un’ale o una belga d’abazia. Le spezie vanno un po’ a gusto.

Ingredienti (dosi indicative): una bottiglia da 500 ml di birra (non luppolata); un cucchiaino di zucchero grezzo di canna, spezie (due pezzetti di cannella, una spoverata di cardamomo, zenzero, se vi piace anche un chiodo di garofano, ma ricoratevi che poi è quello che prevale), ½ cucchiaino di burro freschissimo.

Il procedimento è semplicissimo: scaldate la birra con le spezie e lo zucchero. Per tutto il tempo che sarà sul fuoco farà la sciuma. Quando è ben calda toglietela dal fornello e aggiungete il burro, che le conferisce un gusto particolare. Versatela nei bicchieri e servitela come “liquido antigelo”! Funziona meglio del vinbrulé!!!!

venerdì 3 febbraio 2012

L’arrosto nel fornetto!

Spesso mi viene in mente la raccomandazione di mia nonna quando mi ha solennemente consegnato il suo fornetto: “varda che te ghé podet fa apò gl’aròsch! ...e che bu che jè!”. Ecco quindi un arrosto di coniglio, bello rosso e croccante. Per il funzionamento del fornetto vi rimando al nostro precedente post; aggingo qui che per gli arrosti si procede come per un arrosto in forno, ma avendo l’accortezza di metterci un poco di condimento, perché non si attacchi alle pareti. Si condisce quindi la carne con olio o con burro (che si può tranquillamente mettere a pezzetti sopra la carne stessa) e si aggiungono eventuali liquidi, verdure, aromi e il sale. Si mette il coperchio e lo si lascia su fuoco basso finché è cotto! Di tanto in tanto scoperchiate per girarlo in modo che sia tutto ben dorato, proprio come nel forno normale. Il liquido in eccesso evapora dai buchi nel coperchio, per cui viene ben asciutto! Un problema c’è però ed è che lo spazio a disposizione è poco, quindi la carne deve essere in pezzi e se volete fare anche le patate... vi serve un altro fornetto a parte!

Ecco la ricetta che ho usato io in questo caso:

ingredienti: coniglio a pezzi, delle grosse olive verdi in salamoia, aceto rosso (1/4 di bicchiere), sale, peperoncino, olio d’oliva.

Ho mescolato tutto a freddo, l’ho trasferito nel fornetto e ho acceso il fuoco. ...gli unici frustrati erano i gatti, che sentivano l’odore così vicino ma non potevano arrivarci!

E dopo aver lavato con cura tutto, spero proprio che la prossima torta di mele che farò nel fornetto non profumi di arrosto.

lunedì 31 ottobre 2011

Brodo di giuggiole


Non è solo un modo di dire: il brodo di giuggiole esiste davvero. Da quello che ho scoperto, pare sia una tradizione contadina dell’alto mantovano, una di quelle cose che si facevano con la frutta che l’autunno offriva, per avere qualcosa di dolce in casa. Dato che è periodo di vendemmia, la ricetta originale unisce mosto d’uva cotto (vincotto, sapa), giuggiole, cotogne, uva da vino, mele, pere e vino. Ormai però il mosto cotto è ancora più raro delle giuggiole, mentre al contrario per noi lo zucchero è cosa quotidiana, per cui nella ricetta che segue mi sono accontentata di usare quello.Il brodo di giuggiole è una delicata crema di frutta che potete usare per farcire torte, per guarnire gelati o da spalmare sul pane, a vostro gusto.
Ingredienti: 1 kg di giuggiole, ½ kg di mele cotogne, 200 g d’uva (possibilmente da vino), due bicchieri di vino (possibilmente bianco), 300 g di zucchero.
Lavate le giuggiole e mettetele a cuocere a fuoco coperto con due bicchieri d’acqua. Quando sono tenere toglietele dal fuoco e lasciatele intiepidire. A quel punto sarà facile togliere i semi.
Nel frattempo lavate le cotogne togliendo la lieve peluria che le copre, ma non sbucciatele. Tagliate le cotogne a pezzi, lavate l’uva e mettete tutto a bollire assieme al vino, coprendo con un coperchio. Quando le cotogne sono cotte, unitele alle giuggiole e passate tutto al passaverdura (il mixer ridurrebbe tutto in una mousse, mentre invece tradizione vuole che le bucce delle giuggiole si sentano).
Aggiungete lo zucchero e rimettete sul fuoco a bollire per 20’ circa. A questo punto potete invasarla come fate abitualmente per le marmellate. Si conserva anche per parecchi mesi, purché sia ben sigillata !

venerdì 16 settembre 2011

Ciambella nel fornetto da fornello della nonna

Dopo la pentola di coccio e la pentola di ferro per friggere, non potevamo non tirar giù dal più alto degli scaffali il fornetto da fornello! Ovviamente è un fornetto della nonna D.O.C.G.!!!! Lei (la nonna) lo usava anche per farci arrosti, ma a me piace molto di più usarlo per le ciambelle! Il fornetto è composto da tre pezzi: lo spargifiamma a imbuto rovesciato, per tenerlo ben centrato sul fuoco e veicolare il calore, la “pentola” col buco in mezzo ed infine il coperchio! Ecco invece gli ingredienti per la ciambella rustica che vi propongo.

Ingredienti: farina g 350, fecola g 50, uova 3, burro g 125, zucchero g 200, lievito vanillinato per dolci una bustina, olio di semi e farina per il fornetto, marmellata di prugne per decorare.

In un pentolino fondete il burro senza farlo bollire. Togliete dal fuoco e unite uno alla volta, amalgamando perfettamente, le uova. In una ciotola mescolate la farina, la fecola, lo zucchero e il lievito. Unite anche il composto di burro e uova e mescolate.

Preparate il fornetto ungendolo abbondantemente (potete usare olio o burro, io preferisco l’olio perché poi è più facile da lavare) e spolverando con generosa farina. L’operazione è molto importante perché è facile che la torta si attacchi. Versateci poi l’impasto e livellate. Coprite col coperchio e posizionate su fiamma medio-bassa, senza mai togliere il coperchio per almeno 30’ (è la stessa regola che vale per il lievito nel forno: non si apre per 30’ o la torta si abbassa). Passato questo tempo controllate con uno stuzzicadenti se è cotta. Se è pronta, toglietela dal fuoco, lasciate che diventi tiepida e capovolgetela! Io ho poi voluto girarla nuovamente e lucidarla con un poco di marmellata di prugne sciolta sul fuoco, giusto per aggiungere un tocco in più!

venerdì 9 settembre 2011

Padellata di pesche con l’amaretto

Prima che l’estate se ne vada del tutto, ecco uno di quelli che per me sono sempre stati i sapori legati al caldo e alle vacanze: le pesche della nonna con l’amaretto. Ci sono in giro tante ricette, tutte buone, ma io alla nostra di famiglia sono particolarmente affezionata, anche perché è facile!

Ingredienti: delle belle pesche a polpa gialla, amaretti, cioccolato fondente, vino bianco, zucchero, burro. Serve inoltre una larga padella dal fondo spesso, possibilmente in acciaio (non antiaderente), completa di coperchio.

Lavate e tagliate a metà le pesche privandole del nocciolo. Ponete la pantola sul gas con una noce di burro; disponetevi poi le mezze pesche le une accanto alle altre, più vicine che potete. In ogni pesca mettete un pezzetto di cioccolato e sopra, appena appoggiato, l’amaretto. Durante la cottura vedrete che “sprofonderà” da solo o comunque si inzupperà. Versate sul fondo mezzo bicchiere di vino e spolverate il tutto con due o tre cucchiai di zucchero, a seconda di quanto son mature le pesche. Coprite e fate cuocere dolcemente. Durante la cottura, se il vino si è asciugato tutto, aggiungete un poco d’acqua, perché alla fine deve restare un bel sughetto sul fondo. Le pesche sono cotte quando sono tenere. Lasciatele raffreddare e passatele in frigorifero.

Potete servirle in coppette, accompagnate da biscottini o da gelato alla crema... ma noi di solito non facevamo a tempo perché finivano subito.

venerdì 15 luglio 2011

Melanzane in agrodolce


Forse per le melanzane non è la ricetta più attesa, ma vi assicuro che questa combinazione è deliziosa! Servita fresca con del formaggio saporito, con carni bianche, salumi, ma anche pesce alla griglia, piacerà anche ai più diffidenti!

Ingredienti: due belle melanzane tonde, olio d’oliva, aceto di vino rosso (buono, possibilmente invecchiato), capperi (sotto sale o sott’aceto fa lo stesso), un’acciuga sotto sale, qualche dattero, una cipolla media, un poco di peperoncino, sale (se serve), due spicchi d’aglio, zucchero.

Tagliate le melanzane in fette spesse 4 mm circa e cuocetele o alla griglia o in forno, disposte sua teglia appena spennellate d’olio (io per pigrizia uso il forno).

In una padella mettete la cipolla affettata non troppo finemente, l’aglio tagliato a pezzi grossi (così si vede e si può togliere) e l’acciuga. Aggiungete qualche cucchiaio d’olio e fate rosolare a fuoco dolce, finché la cipolla è trasparente e l’acciuga si è sciolta. Unite il peperoncino, i capperi (sciacquati per togliere l’eccesso di sale) e i datteri (tagliati a pezzetti). Finite con un cucchiaino di zucchero e 1/3 di bicchiere di aceto. Alzate la fiamma per un minuto, per amalgamare il tutto, dopodiché togliete dal fuoco.

Disponete le melanzane in una ciotola con coperchio, alternandole con la marinata e cercando di arrivare a coprirle (dovete prendere una ciotola che le contenga appena, non troppo grande). Lasciate raffreddare e passate in frigorifero qualche ora. Potete consumarlo anche un paio di giorni dopo, purché conservato al fresco. Io nella foto l'ho presentato con del pane fatto col nostro solito Tobi (il lievito madre di casa).

martedì 21 giugno 2011

je me rappelle... Banana split!

Quando ero bambina con la famiglia, nelle calde sere d'estate, a volte ci capitava di cenare in una di quelle pizzerie con i tavolini all'aperto, precisamente nella piazza di un paesino di collina.  La pizza in verità non era granché, ma la frescura della cena sotto le stelle era tanto piacevole da far superare questo inconveniente. Ma il ricordo più bello che ho di queste serate è che alla fine della cena potevo ordinare come dolce la... 

...Banana Split!

Eh sì perché quella era l'unica pizzeria della zona che la facesse e io ne andavo matta. Non tanto per il gelato in sé e tanto meno per la banana, era tutto l'insieme così geometricamente composto che mi affascinava. Quella spiritosa armonia che si creava con la banana tagliata a metà, sormontata da tre palline di gelato, i riccioli di panna montata e soprattutto... i cilindretti di  cialda e gli ombrellini di carta! Anzi a pensarci bene forse erano proprio gli ombrellini di carta la mia passione... 
Beh comunque sia resta il fatto che la Banana Split ancora oggi è una della mie "coppe" preferite e trovo che sia un ottimo modo per servire il gelato dopo cena, semplice e spiritoso insieme.
Per chi non ne avesse mai incontrata una sul suo cammino (ma è mai possibile? è così famosa) eccovi la ricetta.

Ingredienti: una banana, tre palline di gelato misto (l'ideale secondo me sono fragola, cioccolato e vaniglia, ma potete variare in base al vostro gusto), della panna montata, delle noccioline o cioccolato fuso, cialde o ombrellini di carta per decorare.

Procedimento: Sbucciare e tagliare a metà per la lunghezza una banana. Adagiarla in un piattino e quindi riporre sopra le tre palline di gelato (devono essere rigorsamente palline o si perde l'effetto), ricoprire con dei riccioli di panna montata, Infine spolverare con la grannella di nocciole o con il cioccolato fuso (o entrambi!!) e decorare con cialde e ombrellini a vostra scelta.
Ovviamente servite subito prima che si sciolga!


lunedì 20 giugno 2011

Torta caramellata di albicocche e farina di segale

Vi auguro di avere un bell’albero di albicocche in giardino che vi regali manciate di profumati frutti! Io l’avevo da bambina e ricordo con nostalgia le scorpacciate di marmellate e di gelato! Quella che segue è una torta alle albicocche rustica, fatta con la farina di segale, che trovo perfetta per la prima colazione.

Ingredienti: 500 g circa di albicocche, 250 g di burro (200 per la torta e 50 per la caramellatura), 4 uova, 200 g farina di segale, 100 g farina di grano 00 (ma potete sostituirla con fecola), 230 g zucchero, una bustina di lievito per dolci. Inoltre vi serve una teglia per torte in metallo, in un pezzo unico (cioè NON ad anello).

Lavate le albicocche e tagliatele a metà, eliminando il nocciolo. Nel frattempo versate nella teglia da torta 50 g di burro e 80 g di zucchero e ponete il tutto direttamente sulla fiamma di un fornello. Lasciatevelo finché lo zucchero si è caramellato, assumendo un bel colore dorato. Togliete dal fuoco e dusponetevi ordinatemente le mezze albicocche. Ricordatevi che la torta verrà alla fine ribaltata e che quello che adesso è sotto risulterà alla fine sopra. Lasciate raffreddare prima di versarci la pasta.

Per la pasta: ponete il burro tagliato a pezzetti (200 g) in una ciotola e lasciatelo ammorbidire a temperatura ambiente. Mescolatelo finché è liscio come “una pomata” e unite lo zucchero (150 g), le uova (una alla volta, amalgamandole perfettamente prima di passare alla successiva), e le farine mescolate al lievito. Versate la pasta ottenuta sopra le albicocche, livellandola con delicatezza.

Cuocete in forno a 180° per 30’ circa, sfornate e lasciate intiepidire. Mentre è ancora tiepida ribaltate la torta su un piatto da portata. Servitela a temperatura ambiente o fredda di frigorifero.

sabato 21 maggio 2011

Cookies del buonumore... biscotti al cioccolato, noci e corn-flakes!

Ecco un'altra ricetta di biscotti che mi ricorda molto l'infanzia. Questi biscotti però, a differenza di quelli all'ammoniaca di cui vi ho scritto tempo fa, non fanno parte del patrimonio delle "ricette di famiglia", ma sono anzi uno dei miei primi tentativi di "indipendenza culinaria" ;)
Sono infatti una variante di cookies americani, la cui ricetta è stata da me recuperata, anni or sono, dal retro di una scatola di corn flakes e poi rielaborata varie volte in seguito a innumerevoli esperimenti fino a trovare l'equilibrio perfetto!
Cookies del buonumore!

F.O.M. ultimamente ha deciso che non sono abbastanza calorici e quindi li mangia uno sopra l'altro con in mezzo un alto strato di nutella... a mio parere sono già perfetti così, croccanti e golosi al punto giusto, magari accompagnati da una bella tazza di latte freddo.

Ingredienti: 100 gr. di farina, 50 gr. di fiocchi di corn flakes (o anche fiocchi d'avena se preferite), la punta di un cucchiaio di bicarbonato, un pizzico di sale, 100 gr. di burro, 2 uova, 50 gr. di zucchero di canna, 50 gr. di zucchero bianco, una bustina di vanillina, 50 gr. di cioccolato fondente, 50 gr. di gherigli di noci (o nocciole, come preferite).

Procedimento:  Mescolate la farina, i fiocchi leggermente schiacciati, il bicarbonato, il sale, i gherigli di noci frantumati e il cioccolato fondente ridotto a pezzetti piccoli. 

In un'altra ciotola amalgamate il burro, precedentemente ammorbidito, con i due tipi di zucchero, quindi aggiungete l'aroma di vaniglia e le uova. 
Unite quindi a questo composto l'altro e mescolate tutto fino ad ottenere una pasta abbastanza compatta. In caso sia troppo molle aggiungete un poco di farina. Ricavate quindi una sorta di salsicciotto, avvolgetelo in una pellicola e fatelo riposare in frigorifero per una ventina di minuti.

Quando l'impasto sarà pronto, togliete la pellicola e tagliate il salsiciotto a rondelle spesse circa un dito.

Disponete tutti i biscotti così ottenuti su una teglia da forno ricoperta di carta da forno e infornate a 180 gradi per 10-15 minuti (in base allo spessore). Attenzione a non farli cuocere troppo o diventeranno duri.





lunedì 16 maggio 2011

Insalata di avocado e fagioli rossi

Oggi vi propongo un'insalata assolutamente vegana a base di un frutto di origini tropicali, ma che ormai è divenuto un alimento comune anche sulle nostre tavole, l'avocado.
I miei primi ricordi che lo vedono protagonista in tavola, risalgono all'infanzia. Mio padre era infatti solito preparare questo strano frutto (se tale si può chiamare visto che per sapore e colore assomiglia più ad un ortaggio) per le cene eleganti, per intenderci quelle dove si tiravano fuori i piatti del servizio buono e i bicchieri di cristallo. L'avocado veniva svuotato per benino e la sua polpa veniva tagliata a tocchetti e servita come antipasto con salsa rosa e gamberetti in coppette foderate di lattuga.
E così l'avocado per associazione, nel mio immaginario, diveniva l'ingrediente perfetto per le cene importanti e un po' formali.
La ricetta che vi posto oggi, ovviamente, non prevede i gamberi, ma è altrettanto corposa, anche se forse un po' più rustica, a causa dei fagioli rossi ed è perfetta come antipasto o piatto unico.


Ingredienti: Un avocado maturo, fagioli rossi precedentemente cotti, cipolla, peperoncini verdi dolci, qualche foglia di lattughino per decorare, pepe, olio extravergine d'oliva, succo di limone.
Procedimento: Per prima cosa lavare e svuotare l'avocado senza rompere la buccia in modo da poterla poi utilizzare come "coppetta" per l'insalata.
Affettate quindi la polpa a fettine sottili o a cubetti, come preferite, e mettetela da parte spruzzandola con un poco di succo di limone in modo da non farla annerire. Tritate quindi la cipolla, tagliate a fettine due peperoncini verdi e fateli soffriggere tutto in poco olio. Quando la cipolla è ben dorata aggiungete i fagioli  ben scolati che avrete cotto precedentemente, lasciate ancora soffriggere tutto qualche minuto e salate.
Togliete quindi dal fuoco e poi aggiungete la polpa dell'avocato che avevate messo da parte. Condite con olio extravergine d'oliva e un po' di pepe.

Servite fredda o appena tiepida dentro le copette fatte con la buccia dell'avocado, ricoperte con qualche foglia di lattughino.



martedì 29 marzo 2011

Una torta alle nocciole dalla Mitteleuropa!

Suggeritemi voi un nome per questa torta, che sembra uscita da un caffé viennese di inizio ‘900! Immaginatevi i tavolini e le tazze decorate riempite di caffè, con gli avventori che respirano il profumo del vivace clima culturale mescolato a quello della cioccolata! Ma torniamo alla nostra torta!

Per la pasta: farina di nocciole g 150, burro g 200, cioccolato fondente g 100, zucchero a velo, uova 6, farina g 80, lievito 2 cucchiaini.

Per la crema: cioccolato fondente g 100, burro g 250, zucchero a velo g 60, latte g 50, nocciole spelate g 100.

Preparate pa pasta. Lasciate ammorbidire il burro a temperatura ambiente e mescolatelo finché ha la consistenza “a pomata”. Sciogliete intanto a bagnomaria il cioccolato. Unite al burro lo zucchero a velo e il cioccolato e poi, uno alla volta tre uova e tre tuorli. I tre albumi rimasti li metterete in una ciotola e li monterete a neve ben ferma. Unite all’impasto anche la farina, il lievito e le nocciole. Per ultimi unite gli albumi montati, mescolando delicatamente dal basso verso l’alto per amalgamare.








Versate il composto in una teglia piuttosto larga, perché deve risultare bassa di spessore. Se scegliete una teglia tonda potrebbe andar bene un d 28 circa. Vi conviene rivestire il fondo della teglia con della carta da forno, perché vi aiuterà ad estrarla e a maneggiarla. Ungete invece i bordi. Livellate bene e ponete in forno a 270° per una mezz’ora. Quando è cotta toglietela dal forno e ponetela a raffreddare per alcune ore. L’ideale sarebbe fare la torta il giorno prima, perché così sarà ancor più facile da tagliare.

Farcitura: ponete le nocciole a tostare in forno a 120° finché sono dorate. Quando saranno fredde mettetene da parte 17 o 18 per decorare e passate le altre al mixer per ridurle in farina finissima. Lavorare il burro a pomata e unite lo zucchero. Nel frattempo tritate il cioccolato. Ponete a bollire il latte e versatevi il cioccolato; spegnete la fiamma e mescolate finché il cioccolato è perfettamente amalgamato. Lasciate quasi raffreddare e unite al burro. Mettete da parte 2/3 di questa crema e amalgamate a quella che resta le nocciole in farina.

Tagliate la torta in tre dischi (usate un coltello a seghetta e tenetevi sul bordo del tavolo, procedendo tenendo la lama parallela al tavolo stesso). Usate la crema alle nocciole per farcire internamente la torta. Con la crema al burro rimasta potrete invece decorare a vostro piacimento il dolce, con l’aiuto di una spatola e di una sacca da pasticcere. Guarnite con le nocciole rimaste.

lunedì 7 marzo 2011

El risòt con la salamella e le tavolate in festa!

Ovvero: una grossa pentola portata in tavola reggendo i manici con un canovaccio a righe e un mestolo da brodo per riempire i piatti: una mestolata a quelli che “ma ho poca fame”, due a chi non è ipocrita (tanto poi anche gli altri facevano il bis).



In tempo di carnevale, con cibi ricchi e succulenti, non posso non mettere questo riso tipico della zona delle risaie dal mantovano fin verso il veronese. Come per ogni piatto oggetto di un dovuto e seguitissimo “culto religioso”, anche per questo risotto ci sono alcune cose che sono sacre e altre che sono eresie. Sacro è il fatto di usare la salamella, cioè le salsicce saporite che fanno nel mantovano, e altrettanto sacro è la cottura pilaf. Eresia sarebbe cuocerlo come un risotto!!!! Tradizione vuole poi che si senta una presenza di spezie sia dolci (cannella) sia pungenti (pepe), con un vero e proprio trionfo di Parmigiano. Insomma... tutte le cose più tipiche della bassa pianura: maiale, burro, Parmigiano e riso. La cottura pilaf gli dà una consistenza particolare, con i chicchi che si appiccicano tra loro formando bocconi ricchi di formaggio e di carne... praticamente l’opposto della cremosità del risotto. Altra eresia è prepararlo per una tavola che non sia affollata di gente chiassosa e festante, con bicchieri di spumeggiante Lambrusco per tutti.

Il tipo di riso: per mia nonna era d’obbligo il riso Roma, ma vengono usati anche il Vialone nano e il Carnaroli. Se vi viene in mente di usare il perboiled, semplicemente cambiate ricetta che è meglio.

Ingredienti per circa 4 persone: riso g 340, burro g 50, salamelle mantovane 2 (oppure potete usare il ripieno fresco del salame), spezie (cannella, noce moscata, pepe), Parmigiano gratt. 200 g circa.

Versione originale: pilaf. Versate il riso in un dosatore per l’acqua (o una ciotola), segnatevi il livello a cui arriva e poi trasferitelo in una pentola dal fondo pesante. Riempite il dosatore di acqua finché arriva apoco più dello stesso livello e versate poi anche l’acqua nella pentola. Ponete il tutto su un fuoco moderato, lasciando cuocere senza mai mescolare!!!!!!!!! (lo so che è difficile resistere alla tentazione, ma provateci). Il riso si cuocerà assorbendo tutta l’acqua.

Se il dosatore vi sta antipatico e volete usare i vecchi metodi, potete semplicemente mettere dell’acqua un una pentola e versare al centro il riso facendo in modo che formi una “montagna a punta”; quando la punta arriva al pelo dell’acqua la proporzione è giusta. Questa era la regola della massaie per il pilaf.



Nel frattempo in una padella sciogliete il burro e rosolateci la salamella sbriciolata. Tradizionalmente si aggiunge una spolveratina di spezie, ma c’è anche chi in alternativa apprezza un pezzetto di rosmarino fresco. Quando il riso è cotto, mescolatelo con la salamella e il suo condimento e unite 100 g di formaggio. Lasciate poi riposare nella pentola, coperto con un canovaccio pulito che assorba il vapore. Dopo 5’ circa servitelo, mettendo a disposizione dei commensali il formaggio rimasto.

Versione easy: lessato. Cambia solo il modo di cuocere il riso, che viene lessato al dente in abbondante acqua salata. Una volta scolato, si procede come nel caso precedente. A molti questa versione piace di più, perché resta più sgranata, con i chicchi ben divisi.

...Ma in ogni caso, MAI un risotto all’onda!!!!

sabato 5 marzo 2011

Patùna con le mele

Questa sembra, ma non è una torta di cioccolato, perché è una patùna e... la patùna per come la conosco io non è il castagnaccio! Anche se è fatta con la farina di castagne. Sarà colpa della golosità di mia nonna, ma è una torta con una sua "serietà".



Innanzitutto è una torta lievitata, fatta prevalentemente con farina di castagne ma non solo, che risulta più o meno povera a seconda di quanto si decide di metterci dentro. Può avere uova, burro, uvetta, cioccolato... persino frutta secca! La costante è quella consistenza pesante e bagnaticcia, da patùna appunto, che veniva dalla castagna.

La patùna che vi propongo oggi  la le mele, ma potete poi sbizzarrirvi a cambiare gli “ingredienti in più” come vi pare.

Ingredienti: farina di castagne g 150, zucchero g 150, farina 00 g 150, olio di semi g 80, lievito vanigliato 1 bustina, latte g 100, cacao amaro g 25, uova intere 2, mela 1, uvette g 50.



Ammollate l’uvetta in acqua tiepida. Mescolate le due farine (tenete da parte ½ cucchiaio di quella bianca) con lo zucchero e il lievito. Unire il latte, le uova e l’olio e mescolare energicamente. Verrà un impasto cremoso, ma molto denso.

Pelate e tagliate a dadini la mela. Scolate bene l’uvetta e in farinatela con la farina tenuta da parte (serve perché non vada a fondo). Unite uvetta, mela e pinoli all’impasto. Versate in una teglia di circa 23 cm di diametro e infornate ai soliti 180°. Sarà cotta in una mezz’ora. Servite tiepida o fredda. Il giorno dopo la consistenza sarà ancora più da patùna... compatta e pesante!

lunedì 21 febbraio 2011

Zabajone e pettegolezzi di campagna



Ecco che vengo a parlarvi di un classico: lo zabajone. Mia nonna mi raccontava che quando abitava in campagna e una qualche vicina di casa, con la scusa di chiedere in prestito qualcosa o semplicemente “perché passavo di qui” si fermava per spettegolare saporitamente su qualche compaesano, era d’obbligo offrire un bicchierino di zabajone caldo. Lo si faceva sul momento, con un uovo preso dal pollaio e il marsala o, se mancava, il vino bianco ed in inverno riusciva a togliere il freddo dalle ossa e a riscaldare il cuore!

Ecco dosi e procedura: 1 tuorlo, 1 cucchiaio di zucchero raso, 1 guscio di marsala. A tutto ciò, se si ha paura di far “impazzire” lo zabajone, si può aggiungere una punta di cucchiaio di farina o di fecola!



Ovviamente il tutto va moltiplicato in base alla quantità che se ne vuole fare. Con due uova per esempio si ottiene una tazza da tè di crema. In ogni caso si procede sbattendo i tuorli con lo zucchero finché sono spumosi.

A questo punto si aggiunge il marsala (e la farina) e si pone sul fornello. Si continua a mescolare finché la crema di addensa (“vela il cucchiaio”, come si usa dire), ma se c’è la farina potete permettervi di lasciarla arrivare al bollore.



Toglietela dal fuoco e mescolatela energicamente per “gonfiarla”. A questo punto è pronta e potete servirla alla votra vicina gossippara!

...oppure potete tenere da parte lo zabajone ed usarlo per farcire bigné o torte (per esempio la torta al vento), per decorare il gelato, per fare una meravigliosa crema chantilly (all’italiana ovviamente) ecc. ecc.

domenica 20 febbraio 2011

Le crêpe di madame Cannetò!

Quando FOM si comporta bene, come ogni bravo animaletto che si rispetti, riceve in premio uno spuntino goloso...  ovviamente data la sua voracità lo spuntino diviene uno "spuntone" e quindi spesso si trasforma in una vera e propria cena.
Fra i suoi spuntini  preferiti, oltre alle già citate "polpette di maiale felice", ci sono le crêpe che mangia avidamente (dalle otto alle quindici alla volta a seconda di quanto latte è riuscito a rubarmi mentre le preparo) condite in qualsiasi modo, tranne che con i funghi che sostiene di non gradire, così  tanto per darsi un tono e far finta di avere anche lui delle preferenze alimentari.

La ricetta delle crêpe che preparo solitamente, risale a circa una quindicina d'anni fa e mi è stata data da una vispa signora di Tours da cui sono stata ospite alcune settimane tantissime estati orsono.
Ricordo che ne preparava intere montagne e le serviva dopo cena impilate una sopra l'altra su un grande piatto, accompagnate da un gigantesco barattolo di nutella e marmellate varie. E così si consumava una specie di rituale, in cui, a turno, ogni ospite a tavola prendeva una crêpe nel suo piatto, la ricopriva di nutella o marmellata e la mangiava con gusto. Il giro continuava fin quando tutte le crêpe nel piattone finivano. E vi assicuro che finivano subito.



Ecco quindi che oggi vi propongo la ricetta base delle crêpe così come l'ha data Madame Cannetò.
La ricetta, come vedrete, è senza zucchero, a differenza di quelle che si trovano solitamente.
Madame Cannetò infatti sosteneva che le crêpe vanno cotte senza zucchero perché sennò si anneriscono, perché lo zucchero si brucia. Credo che questa fosse una sua opinione personalissima e assolutamente non supportata da "teorie gastronomiche", tuttavia ho sempre continuato anch'io a farle seguendo il suo procedimento, perché in questo modo le crêpe possono essere utilizzate sia per preparazioni dolci che salate e in ogni caso vengono buonissime.

Dosi: 500 gr. di farina, 6 uova fresche, latte quanto basta, burro.

Procedimento: Sbattere con una forchetta le uova in una ciotola abbastanza grande. Quando le uova saranno ben sbattute aggiungete lentamente la farina mescolando bene in modo che il composto diventi omogeneo. Si formerà a questo punto una palla di pasta. Aggiungete quindi molto lentamente anche il latte. Non aggiungetene di nuovo fin quando quello presente nella ciotola non è ben amalgamato con il resto della pastella, non abbiate fretta o si formeranno i grumi. Continuate ad aggiungere il latte fin quando la pastella non diventa fluida (ovviamente non esagerate troppo nel renderla liquida, male che va se in cottura vi rendete conto che è troppo solida potrete aggiustarla aggiungendo latte). Riponete in frigorifero per una mezz'ora a riposare.
Nel frattempo preparate una padella antiaderente dai bordi molto bassi (a meno che non possediate la piastra apposita) cospargendola con poco burro di buona qualità.
Il burro è un elemento essenziale delle crêpe e quindi deve avere un buon sapore. Volendo si può usare al posto del burro l'olio, le crêpe verranno lo stesso, ma il sapore finale non è ovviamente lo stesso. Una vera crêpe che si rispetti infatti deve sapere di latte, uova e burro cotto!
Mettete quindi la vostra padella sul fuoco e quando è ben calda versate con un piccolo mestolo la pastella girando la padella in modo che il composto sia ben uniforme e sottile. La prima crêpe probabilmente non verrà molto bene a causa dell'eccesso di burro (io la dò sempre a FOM e lui la mangia scondita leccandosi i baffi e pregustando quelle successive), non preoccupatevi le altre saranno perfette.

Dopo pochi minuti quando è ben solida girate la crêpe dall'altro lato per farla cuocere in modo uniforme. Se siete abili con la padella potete provare a farla saltare in aria, io personalmente la giro (anche perché correrei il rischio di farla finire direttamente in bocca a FOM) sollevandone un angolo con la punta della forchetta o di una paletta e usando poi direttamente le dita. Se la padella è veramente antiaderente non avrete problemi.

Quando è cotta riponetela in un piatto e procedete allo stesso modo con tutto il resto della pastella e pan mano che le crepe sono pronte impilatele una sull'altra. Alla fine avrete anche voi la vostra bella montagna di crêpe!

Come vi dicevo potete servirle un po' come volete. E se le volete servire calde vi basterà rimetterle in padella e riscaldarle inserendo dentro il condimento desiderato e poi ripiegandole.

Ieri ne ho fatte un po' alle mele.



Se vi va di sperimentarle, ecco come fare:

Sciogliete nella padella, ancora sporca di burro, dello zucchero con un po' d'acqua in modo da ottenere uno sciroppo abbastanza liquido, aggiungete quindi delle mele tagliate a tocchetti e fatele cuocere fin quando non sono cotte (se l'acqua si asciuga troppo aggiungetene un pochino durante la cottura). Se vi piace l'aroma aggiungete della cannella in polvere.



Prendete quindi una delle crêpe che avete preparato, adagiatela delicatamente nella padella in modo da farle assorbire lo sciroppo mentre con una paletta prendete i tocchetti di mela e inseriteli all'interno.



Poi ripiegate la crêpe  su se stessa, spolveratela con un po' di zucchero e cospargete la padella con un po' di burro. Girate a questo punto la crêpe ripiena dall'altro lato aiutandovi con la paletta in modo da far caramellare lo zucchero e rifate la stessa cosa con l'altro lato.



A questo punto la crêpe è pronta. Servitela calda, magari con un filo di zucchero caramellato sopra.