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martedì 23 agosto 2011

Imprevisti in cucina... pitta farlocca ai fiori del cucco (sambuco)!

A volte, dopo aver mangiato qualcosa che mi è piaciuto particolarmente, provo a ricreare il piatto pur senza conoscerne la ricetta procedendo per istinto e tentativi fin quando il risultato non mi soddisfa. Ovviamente spesso questo modo di procedere funziona molto poco e le copie sono poco gradevoli, altre volte, invece, capita che il risultato, seppur distante dall'originale, sia sorprendente e dia vita ad una ricetta del tutto nuova e solitamente ben accolta dai palati dei commensali.
Questo è stato il caso del manicaretto che è venuto fuori quando ho tentato di ricreare la Pitta filata di Conidoni, piatto che mia mamma mangiava da bambina a casa di una zia e che descrive come qualcosa di eccezionale .
 Focaccia intrecciata ai fiori di sambuco!

Non avendo mai mangiato tale pitta e dato che la suddetta zia non è più con noi per svelarci i segreti della ricetta, in mancanza di altro, ho dovuto utilizzare come unici indizi ciò che mia mamma ricordava riguardo al procedimento e agli ingredienti, senza avere assolutamente idea delle proporzioni.
Il risultato finale è stata una buonissima focaccia intrecciata aromatizzata ai fiori di sambuco (il cucco!), ma che, quanto meno a detta di mia madre, unica testimone, nulla a che fare con la Pitta filata (a proposito, se qualcuno di voi possiede la vera ricetta sarebbe decisamente gradita!).
Se vi capita di trovare dei fiori di sambuco secchi (noi li abbiamo raccolti in campagna la primavera scorsa, non so se ne esistano in commercio) provatela, anche se farlocca, è decisamente buona.

Ingredienti: 1 kg di Farina, 25 gr. di lievito di birra (un panetto), olio extravergine d'oliva, sale, un po' di fiori di Sambuco secchi.
Procedimento: Impastate la farina e una presa di sale insieme al lievito sciolto in un bicchiere d'acqua tiepida fin quando non otterrete un impasto molto omogeneo e compatto. Dividete l'impasto in due parti, una più piccola con cui dovrete fare la base e l'altra grande circa il doppio che servirà per la parte superiore.
Stendete con il matterello la prima parte di pasta fino ad ottenere una sfoglia sottilissima e poi ritaglietela a forma di disco aiutandovi con un piatto grande da portata.
Stendete quindi anche l'altra parte di pasta in una sfoglia sottilissima e poi ricopritela completamente con uno strato d'olio d'oliva e una buona manciata di fiori di sambuco.
Ripiegate quindi la sfoglia a ventaglio facendo attenzione a non schiacciarla e poi avvolgetela come una spirale e riponetela sulla base che avrete posizionato su un foglio di carta da forno sopra una teglia.
 Cospargete di nuovo con un filo d'olio e quindi fate riposare per circa un'ora. Quindi infornate ad alta temperatura fin quando non sarà ben dorata.






martedì 16 agosto 2011

Involtini di melanzane

Quella che vi presento oggi fa parte della lunga serie di ricette "camuffa melanzane" che ho inaugurato tempo fa con le polpette al sugo.

Involtini di melanzane alla griglia!

Anche questa ricetta appartiene alla tradizione culinaria della mia famiglia: io le ho imparate a fare da mia mamma che le preparara come le faceva mia nonna che immagino abbia imparato a farle da sua madre e così via. E fa sicuramente anche parte di quell'ambito gastronomico tipico della cucina povera e contadina in cui piatti più ricchi a base di carne venivano rivisitati utilizzando le verdure e alimenti meno costosi, ma non per questo meno saporiti, dando così vita a piatti vegetariani già nelle loro origini.
Come avrete ormai capito, la melanzana è la regina di tali rivisitazioni povere data la sua naturale predisposizione ad essere camuffata e la cattiva reputazione di cui godeva fra le classi sociali alte che la ritenevano una verdura adatta solo per la povera gente. E così devono essere nati anche questi involtini i cui ingredienti, carne a parte, e le modalità di preparazione sono praticamente identici a quelli delle "braciolette" (involtini di carne per i non siculi). 

Ingredienti: melanzane viola chiaro grosse (eviterei quelle scure e allungate), olio extravergine d'oliva, sale, aglio, grana grattugiato, pecorino grattugiato, basilico fresco, mollica di pane (pangrattato).
Procedimento: Per prima cosa lavate le melanzane, tagliatele a fettine sottili e mettetele sotto sale e una pressa per un'oretta in modo che rilascino un poco della loro acqua e diventino molli tanto da poterle arrotolare senza spezzarle.

 Nel frattempo in una ciotola preparate il ripieno mescolando per bene la mollica (pangrattato), con alcuni cucchiai d'olio, i due formaggi grattugiati, il sale, il basilico e l'aglio finemente tritati e poca acqua in modo da amalgamare bene il tutto.
Strizzate quindi per bene le melanzane con le mani, facendo attenzione a non romperle e iniziate a preparare i vostri involtini riempendo ciascuna fettina di melanzana con il composto di pangrattato. Man mano che gli involtini saranno  pronti infilzateli in uno spiedieno di legno o ferro.


Quando gli spiedini saranno pronti passate un po' di ripieno anche all'esterno e quindi cucinateli sulla griglia (l'ideale sarebbe cuocerli alla brace) oppure in forno ricordandovi di rigirarli a metà cottura.
Serviteli ancora caldi come secondo o antipasto.


martedì 9 agosto 2011

Ciambella di prugne gialle

Continua l'attività di "smaltimento" prugne, così dopo la marmellata vi propongo un dolce molto gradevole (vi assicuro che piace anche a chi le prugne proprio si rifiuta di mangiarle) e veloce...
 
Ciambella di prugne gialle!

Se avete già congelato le vostre prugne in eccesso, perché dopo la marmellata non sapevate proprio che farvene, non c'è problema, questo dolce viene bene sia con le prugne fresche che con quelle surgelate; la qual cosa, tra l'altro, vi permetterà di prepararlo anche in inverno quando avrete nostalgia di dolci sapori estivi.

Ingredienti: 500 gr. di prugne gialle, 100 gr. di zucchero, 100 gr. di biscotti secchi (quelli che preferite, l'importante è che siano friabili e non troppo burrosi), un cucchiaio colmo di cacao in polvere, una stecca di cannella, 3 uova, due noci di burro, pangrattato.
Procedimento: Lavate e snocciolate le susine, tagliatele a spicchi e fatele cuocere fin quando il loro liquido non si asciuga un po' e si sfanno.
Nel frattempo sbattete energicamente le uova con lo zucchero, il cacao, la cannella finemente pestata e i biscotti sbriciolati.  Una volta cotte aggiungete le prugne dopo averle fatte intiepidire e mescolate per bene.

Preparate quindi uno stampo a forma di ciambella imburrandolo per bene da tutti i lati e cospargendolo con abbondante pangrattato. Riempitelo con il vostro composto in modo uniforme e quindi fatelo cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi.
Potete servire la ciambella sia calda, che fredda, che tiepida... è sempre buona!

lunedì 2 maggio 2011

Testaroli con carciofi e pangrattato!


Gli ultimi carciofi della stagione e poi... arrivederci all’anno prossimo!!! Li ho voluti usare per condire i testaroli, che ormai conoscete bene! Per la loro preparazione vi rimando al post precedente, mentre per il condimento...

Ingredienti (per una ciotola di testaroli): due o tre carciofi puliti e privati delle foglie dure, olio d’oliva, uno spicchio d’aglio (facoltativo), pecorino grattugiato, pangrattato, timo o menta freschi (se sono secchi lasciateli perdere, sono comunque facoltativi), sale e pepe.

Tagliate i carciofi a spicchi sottili. In una padella rosolate l’aglio (schiacciato leggermente per far fuoriuscire il succo) e gli aromi nell’olio. Unite i carciofi, bagnate con qualche cucchiaio d’acqua e coprite con un coperchio. Lasciate cuocere finché i carciofi sono teneri e a qual punto alzate il fuoco e rosolate, dopo aver tolto il coperchio. Salate e pepate a piacere.

In un’altra padella versate il pangrattato senza nessun condimento. Ponetelo su un fuoco basso e mescolatelo spesso finché è color nocciola. Otterrete così del pane tostato. Lasciatelo raffreddare e mescolatelo al pecorino.

In una pentola ponete a bollire dell’acqua per i testaroli. Tagliate i testaroli a pezzi e bolliteli per al massimo un minuto. Disponeteli poi in una pirofila, condendoli con carciofi e completando con una spolverata di pangrattato. Mescolate e servite immediatamente, lasciando a disposizione olio d’oliva e altro pangrattato misto a pecorino.

martedì 19 aprile 2011

Le Pie del venerdì santo

Tradizionalmente la settimana prima di Pasqua era l'ultima settimana di magro e, in modo particolare, il venerdì santo era giorno di magro strettissimo in cui oltre alla carne si evitavano anche le uova e i grassi di origine animale. Così l'ingegno delle donne in cucina si dava da fare per elaborare dei piatti privi di questi alimenti, ma non per questo meno gustosi, come ad esempio le Pie del venerdì santo, dolce senza uova e burro, preparato nella zona del vibonese durante la settimana santa.



Eccovi quindi la ricetta per assaporare anche voi questo dolce dalle origini antiche, ma vegano nella sua stessa costituzione.

Dosi:
Per la pasta - 400 ml di vino tipo zibibbo, 200 ml d'olio d'oliva extravergine, 1 kg di farina di grano duro.
Per il ripieno: (1 tipo) marmellata d'uva che avrete avuto l'accortezza di preparare in autunno;
(2 tipo) 500 gr. di uva sultanina, mandorle spellate e tostate, vino cotto (mosto cotto).

Procedimento: Impastate olio, vino e farina fino ad ottenere una palla di pasta compatta.



Lasciate riposare la pasta una decina di minuti e intanto preparate il ripieno della seconda variante. Tritate finemente l'uvetta dopo averla fatta rinvenire in poca acqua bollente e averla scolata, quindi aggiungete una tazzina di mosto cotto e le mandorle tagliate a pezzetti.

Stendete la pasta in una sfoglia sottile e ritagliate dei dischi con un piattino da caffè.
Per il primo tipo di pie alla marmellata d'uva, ritagliate due dischi identici, mettete una cucchiaiata di marmellata sul primo disco e poi copritela con il secondo chiudendo bene i bordi facendo pressione con le dita e poi rivoltandoli. Bucherellate la superficie con una forchetta e poi infornate a 200 gradi per 15 minuti circa. Attenzione a non mettere troppo ripieno e a non bucherellare troppo o durante la cottura la marmellata esce di fuori e la pia si svuota.



Per il secondo tipo di ripieno invece ritagliate un solo disco, adagiate due cucchiai di ripieno e poi richiudete la pia come se fosse una crostatina ricoprendola con tante striscioline di pasta.



Servite fredde. Si mantengono buone per alcune settimane se le conservate in una scatola di latta.

martedì 5 aprile 2011

Crespelle (o Crepe) alternative... senza latte e senza uova!

Uno dei problemi maggiori nel preparare piatti vegani è sicuramente quello di non poter utilizzare le uova come "legante",  il che rende difficile la preparazione di molti piatti tipici della nostra cucina come polpette, frittelle e frittate ecc...
Molti risolvono il problema utilizzando dei "surrogati" a base di soia. La cosa francamente non mi ha mai convinta, un po' perché trovo tofu e affini privi di sapore (anzi direi che mi ricordano il cartone), un po' perché il loro uso è molto lontano dalla nostra cultura gastronomica. E così facendo non si fa che avvalorare l'impressione che la filosofia vegetariana/vegana sia qualcosa di assolutamente "altro da noi" e che non sia compatibile con il nostro gusto, se non al costo di modificare del tutto il nostro modello gastronomico utilizzando "cibi estranei".
Per questo motivo, da un po' di tempo a questa parte, ho iniziato a cercare delle soluzioni alternative all'uso dei prodotti animali all'interno della nostra stessa tradizione culinaria, in modo particolare in quella che viene chiamata "cucina povera" che, malgrado il nome, è ricchissima di piatti naturalmente vegani e vegetariani, senza bisogno di trasformazioni ad hoc.

Questo è ad esempio il caso della farina di ceci che, grazie alle sue capacità "leganti", risulta perfetta per sostituire le uova in molte preparazioni ed infatti è da sempre usata dalla Sicilia alla Liguria per preparare "versioni" povere di piatti più ricchi.
Non vi fidate, eh? Beh se proprio non ci credete, provate questa velocissima ricetta per preparare delle ottime crespelle salate (o crepe) senza né latte né uova.



Dosi (per preparare circa 6 crespelle): 40 gr. di farina di ceci, 80 gr. di farina O, un pizzico di sale, acqua.

Procedimento: Mescolate le due farine e un pizzico di sale in una ciotola capiente e poi aggiungete dell'acqua pian piano mescolando per bene fino ad ottenere una pastella liscia e abbastanza fluida come quella delle classiche crepe.

Prendete quindi una padella antiaderente e iniziate a cuocerle come fareste con delle normali crepe.


Potrete accompagnarle con quello che preferite.  Io ieri, ho usato un ripieno 100% vegano fatto di porri, patate e pinoli saltati in poco olio extravergine d'oliva e pepe, ma se non volete essere così integralisti potete aggiungere una spolverata di pecorino o dei tocchetti di provola.



 

sabato 2 aprile 2011

Un menù vegetariano di inizio primavera



Visto che vi ho già proposto buona parte dei piatti di questo menù, tanto vale che ve lo scriva per intero! Non ho deciso di rubare il lavoro a Zagà, non preoccupatevi! Si è trattato semplicemente di un pranzo vegetariano per accontentare una richiesta della mamma!

Come vedrete, per influsso della cucina medievale non riesco più a pensare il pasto come “antipasto- primo- secondo- dolce”, perché lo penso per “tavole”, ovvero per piatti che vengono messi sulla tavola contemporaneamente. Chiedo venia per la bizzarria, ma credo ci siano cose più sconvolgenti a questo mondo, no?







Prima tavola: 

-pani speciali con burro aromatizzato e agliata medievale

-insalata aromatica di valeriana

-palline di caprino alla frutta secca

-ovetti sodi di quaglia



Seconda tavola:

-tortini di testaroli al radicchio trevisano

-tagliolini fatti in casa con burro al limone

-gibanica

-insalata di radicchi dell’orto

-fagioli ai peperoni



Dolce:

-torta di nocciole austriaca


Non ho pensato di fare una foto della tavola purtroppo!!!! Così non potrete vedere la ciotola con il mazzolino di violette umide di pioggia poste accanto agli ovetti di quaglia! Mai provato un ovetto di quaglia con sopra un poco d’agliata? Sembra quasi uno scioglilingua: ovettodiquagliaconagliata...

lunedì 28 marzo 2011

Panissa con anelli di porri e cipolle!

Il piatto che vi presento oggi si inserisce a pieno titolo nella disputa  sugli "universali" come prova a favore della tesi nominalista...

Infatti mai come per questo piatto, un nome è solo un nome, un "contrassegno", come diceva qualcuno, che ci riporta alla mente qualcosa in maniera del tutto convenzionale.
E anzi, per la precisione,  il nome in questione, Panissa, come spesso accade in cucina, non riporta alla mente una solo piatto, ma almeno due, profondamente diversi tra loro per essenza e provenienza.

Esiste infatti una Panissa di origini liguri, a base di farina di ceci e una Panissa dalle radici piemontesi (e forse anche un po' lombarde), a base di riso, fagioli e maiale...

Ovviamente avrete già capito verso quale delle due panisse va la mia simpatia e quindi eccovi la


Panissa ligure con anelli di porri e cipolle!


Vegana nella sua stessa essenza e senza glutine per tradizione, la Panissa, tipica della cucina povera ligure, viene fritta o semplicemente rosolata nell'olio e mangiata con accompagnamento di verdure, normalmente cipolle.


Eccovi di seguito uno dei moltissimi modi in cui può essere servita.


Dosi: 300 gr di farina di ceci, 2 porri, 2 cipolle, olio extravergine d'oliva, sale, pepe bianco.

Procedimento: Mettete sul fuoco 1 litro d'acqua leggermente salata in una pentola capiente. Quando l'acqua diventerà tiepida versate lentamente la farina di ceci setacciata, mescolando continuamente, in modo che non si formino grumi. Continuate a cuocere per circa un'ora arrivando fino all'ebollizione e continuando a mescolare così come si fa per la polenta.



Quando il composto inizierà a staccarsi per bene dalle pareti della pentola, versatela in una teglia che avrete precedentemente preparato, foderandola con carta da forno. Formate uno strato di circa due centimetri di spessore, piatto, liscio ed omogeneo.



Mentre la "polenta" si raffredda nella teglia, iniziate a preparare il condimento. Pulite i porri e le cipolle e tagliateli a rondelle in modo da formare degli anelli sottili. Poneteli quindi sul fuoco con abbondante olio d'oliva extravergine  in una padella larga, salate e  fatele soffriggere fin quando non saranno ben cotti.



Quando la "polenta" di ceci si sarà raffreddata tagliatela a dadini.



Quindi versate i dadini di panissa ottenuti nella padella con porri e cipolle, mescolando per bene e lasciandoli rosolare qualche minuto in modo da farli insaporire. Spolverate quindi il tutto con una manciata di pepe bianco.
Potete servire sia caldo che freddo, tiepido per me è l'ideale...

giovedì 24 marzo 2011

Un classico... orecchiette con le cime di rapa!

Dopo tutti i grassi e il formaggio che vi abbiamo proposto negli ultimi tempi, eccovi oggi un bel piatto a base di verdure così da poter riequilibrare un po' (ma non troppo) la situazione...


Orecchiette con le cime di rapa!


Un classico intramontabile della cucina tradizionale pugliese dalle origini davvero lontane nel tempo (se, come si racconta, le orecchiette sono stata "portate" in Puglia addirittura dagli Angioini) e perfetto già così com'è per i commensali vegani, senza bisogno di particolari rivisitazioni.


E visto che il tempo delle cime di rapa è già agli sgoccioli (per chi non lo sapesse, sono verdure tipicamente invernali), bisogna approfittarne e cucinarle prima che la bella stagione ci tolga la possibilità di gustare questo piatto che piace veramente a tutti (o meglio... piace persino al FOM e se questa non è una garanzia...).


Dosi per due persone: 400 gr. circa di cime di rapa, 190 gr. di orecchiette, olio extravergine d'oliva, un peperoncino piccante, pangrattato, sale, due spicchi d'aglio.


Preparazione: Prima di tutto pulite per bene le cime di rapa togliendo le foglie rovinate o troppo dure (quando le comprate cercate di scegliere le più tenere) e passandole sotto l'acqua per diversi minuti, magari lasciandole un po' a mollo.



Mentre le pulite, mettete sul fuoco una pentola alta piena d'acqua salata. Nel frattempo fate soffriggere in abbondante olio d'oliva extravergine, dentro una padella capiente, due spicchi d'aglio tagliati a fettine e qualche pezzetto di peperoncino (per le quantità regolatevi in base al vostro gusto).
Quando l'acqua della pentola bolle buttate dentro le cime di rapa pulite in modo da sbollentarle.



Se le cime di rapa sono sono tenere basteranno pochi minuti. Quando son sbollentate scolatele, senza però buttare via l'acqua di cottura che vi servirà per cuocere la pasta.



Versate quindi le verdure ben scolate nella padella mescolandole per bene e facendole soffriggere, continuando così la cottura. Nel frattempo rimettete la pentola dove avete cotto le verdure sul fuoco e quando l'acqua sarà tornata a bollire buttate dentro le orecchiette.



Quando le orecchiette saranno cotte (al dente) scolatele e buttatele nella padella insieme alle cime di rapa mescolando per bene e lasciandole sul fuoco qualche minuto in modo che si insaporiscano.
Intanto tostate in forno o in padella, qualche cucchiaio di pangrattato e prima di servire spolveratelo sopra le orecchiette così da dare un tocco "croccante".



 


 

lunedì 21 marzo 2011

Focaccia col lievito madre prima versione: Senza uova né burro!!!!



Ecco la prima delle “facce da focaccia”! si può realizzare sia con il lievito madre sia con quello di birra e per la sua semplicità è perfetta per la colazione. Dal punto di vista nutrizionale è molto completa, vista la presenza della frutta secca.

Ingredienti: lievito madre g 200*, ponoli g 50, farina 00 g 200 circa, zucchero di canna integrale (quello umidiccio che profuma quasi di liquerizia) g 80 (oppure peso equivalente in miele), olio di semi g 60, marmellata di arance g 150, cannella (facoltativa).

*come già detto potete sostituire il lievito madre con il lievito di birra, preparando una densa pastella con una punta di cucchiaino di lievito di birra, un paio di cucchiai di farina e un mezzo bicchiere d’acqua. La lascerete riposare al tiepido un’oretta prima di usarla, per permettere ai lieviti di lavorare.



Procedimento: mescolate il lievito con la farina, l’olio e lo zucchero (tenendone da parte un cucchiaio). Deve risultare un impasto denso, ma che si riesce ancora a mescolare col cucchiaio. Unite i pinoli e l’arancio, impastando il tutto.



Disponete su una teglia, distribuendo la pasta uniformemente e spolverate la puperficie con lo zucchero rimasto e la cannella. Lasciate riposare per un’oretta o due (a seconda di quanto fa caldo) se è lievito di birra, sempre del doppio se è lievito naturale.

Infornate a 180° per una mezz’ora.



Confessione sulla marmellata di arance: ammetto che io sto usando una composta di prepazione casalinga... arance affettate e cotte con miele e un poco di spezie (cannella, zenzero e chiodo di garofano), completata a freddo con un paio di gocce di essenza di senape. Quasi una mostarda insomma! Ma anche una normale marmellata di arance può andare bene.

sabato 19 marzo 2011

Facce da focaccia: inizia un serial!



Questo post inaugura delle istantanee di focacce con lievito madre (ma si possono fare anche con il lievito di birra). Per una questione di dignità ho deciso di dare loro una sedia bianca, come se potessero virtualmente diventare una “tavola rotonda” di focacce che siedono a discutere dei pregi e dei difetti reciproci. Ho una fantasia malata, lo so. Portate pazienza!

Ecco qui di seguito quella che nel giro di qualche tempo diventerà una carrellata di “facce da focaccia”








Focaccia versione 1F ocaccia 2: arancio  pistacchioFocaccia 3: zucchine noci...

venerdì 18 marzo 2011

Riflessioni sullo statuto ontologico della focaccia... e similfocaccia ripiena di pomodorini e caciotta affumicata

La prima volta che sono entrata in una panetteria milanese e ho chiesto un pezzo di pizza bianca la commessa mi ha guardata male e mi ha apostrofata con un "ma questa non è una pizza, è una focaccia!".
E lì, per la prima volta, mi son sentita veramente in "terra straniera", quanto meno dal punto di vista gastronomico...  ed ho scoperto che in alcune zone d'Italia (di cui ancora non sono riuscita a tracciare nettamente i confini, anzi se voleste aiutarmi...) i parametri per indicare ciò che è "pizza" e ciò che è "focaccia" sono stranamente stravolti per il solo gusto di confondere i poveri clienti forestieri che si avventurano nei panifici.

Cerco di spiegarmi meglio... sin da bambini da noi si apprende che la focaccia è una pasta stesa lievita, salata, abbastanza alta, di forma rettangolare... la pizza, invece, è più sottile, l'impasto ha una consistenza diversa ed è tonda!!!
Insomma i due alimenti non differiscono in base al condimento posto sulla superficie (sia la pizza che la focaccia possono essere coperte di formaggio, pomodoro, cipolle ecc.), ma in base agli ingredienti e alle modalità con cui i relativi impasti vengono preparati e la forma che assumono...  perché esiste la pasta per pizza e la pasta per focaccia.

Qua fra le nebbie invece, la pizza e la focaccia vengono distinte in base al fatto che la prima è ricoperta di formaggio e salsa di pomodoro e la seconda no... con tanti saluti alle differenze dell'impasto e della forma...

Ma è mai possibile dico io !?!  Sembra davvero fatto apposta per confondere... E chissà quali altre strane differenze identificative esistono che ancora non ho scoperto... mah!

Va beh... per distrarci da questa disputa ontologica sulle qualità essenziali di pizza e focaccia, eccovi una ricetta per fare una "focaccia" ripiena molto soffice, che, però, non ha le caratteristiche né della prima, né della seconda (sia secondo il mio metodo che quello delle nebbie), giusto per mandare in frantumi qualsiasi possibilità di classificazione gastronomica... :)
Nell'impasto di questa "eccezione" son infatti presenti uova e olio in gran quantità, per cui sarebbe più corretto chiamarla "briosciona" salata, anche se nell'aspetto assomiglia molto ad una focacciona ripiena...



Dosi: Per l'impasto, 3 uova, 400 gr. di farina 00, 120 gr di burro (se preferite potete sostituirlo con l'olio di semi), 13 gr. di lievito di birra (mezzo panetto da 25 gr.), 1 cucchiaino di zucchero, 2 cucchiaini di sale, 240 ml di latte. Per la decorazione, una manciata di semi di sesamo o di semi di papavero, 1 tuorlo d'uovo. Per il ripieno, una decina di pomodorini, una cacciottina affumicata... o tutto quello che vorrete metterci!

Procedimento: Scaldate il latte e l'acqua fino a farli diventare tiepidi (potete mescolarli  insieme in un pentolino) e scioglietevi dentro il lievito di birra.
Nel frattempo mischiate in una ciotola le uova, la farina, il burro a pezzetti, lo zucchero e il sale amalgamando per bene e quindi aggiungete il misto di acqua, lievito e latte.
Dovete mescolare in modo energico, per cui, se preferite, potete usare la frustra elettrica o il robot da cucina. Impastate fin quando il composto non diventa ben omogeneo e cremoso.


Preparate quindi una teglia da forno abbastanza capiente ricoprendola di carta da forno e versatevi dentro la metà del vostro impasto. Tagliate a fettine la caciottina affumicata e ponetela sull'impasto versato nella teglia. Abbondate pure con il ripieno perché la focaccia gonfierà molto e quindi non sarà mai troppo piena.



Fate lo stesso con i pomodorini dopo averli tagliati a fettine ed aver tolto i semi e l'acquetta.

A questo punto ricoprite il tutto con il resto dell'impasto rimasto.

Lasciate riposare per un'ora circa in un luogo caldo. Prima di infornare spolverate con una manciata di semi di sesamo o papavero e spennellate con un po' di rosso d'uovo. Fate cuocere in forno molto caldo.



Potete servire sia calda (se non volete rinunciare al formaggio che fila) sia fredda, anche il giorno dopo perché si mantiene bene essendo ricca d'olio.