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sabato 26 novembre 2011

Glassa al cioccolato per torte e pasticcini

...prence, ganache, glassa di cioccolato... insomma quella crosta di cioccolato tenero che ricopre certe torte e certi pasticcini, ma anche panettoni, pandori e tutti i dolci che vanno tagliati e che quindi non è il caso di ricoprire con del cioccolato puro, che poi diventa duro e a tagliarlo va in mille pezzi.

Il cioccolato da usare è il classico fondente (al 40%, poco più poco meno) di cacao. Van bene anche tutti quelli con dicitura “cioccolato da copertura”. La glassa si può fare con la panna, col latte e anche con l’acqua! Oltre che per glassare, potete usare la ganache anche per farcire le torte: cioccolato dentro e cioccolato fuori insomma!

Con la panna: cioccolato fondente 200 g, panna fresca (ok quella da montare) g 125

Con il latte: cioccolato fondente 200 g, latte g 100

Con l’acqua (un po’ più triste) per gli allergici al latte: cioccolato g 200, acqua g 100, olio di semi 1 cucchiaio.

Tagliate a pezzetti il cioccolato (ne esistono in commercio dei tipi già in “pastigliette”, pensati apposta per esser sciolti). In un pentolino, portate a bollore il liquido scelto. Se è il latte, toglietegli la “pelle” e buttatela. Allontanatelo dal fuoco e buttateci tutto il cioccolato. Lasciate riposare un paio di minuti perché il cioccolato si sciolga, quindi mescolate finché il composto è perfettamente omogeneo, senza più grumi. Ora la ganache è pronta per essere versata sui dolci da coprire.

Le torte o i pasticcini da glassare devono essere ben livellati e tagliati in modo regolare. Per avere una superficie liscissima, l’ideale è ricoprire prima il dolce con un disco di marzapane tirato col matterello e distribuire poi il cioccolato aiutandosi con una spatola. È fondamentale poter appoggiare la torta su una griglia, per lasciar cadere la ganache in eccesso.

Qui l’ho usata su una torta al grano saraceno, farcita di yogurt. Per disegnare le onde ho aspettato che fosse quasi solida e l’ho “mossa” con un cucchiaio disegnando dei grandi cerchi.

venerdì 16 settembre 2011

Ciambella nel fornetto da fornello della nonna

Dopo la pentola di coccio e la pentola di ferro per friggere, non potevamo non tirar giù dal più alto degli scaffali il fornetto da fornello! Ovviamente è un fornetto della nonna D.O.C.G.!!!! Lei (la nonna) lo usava anche per farci arrosti, ma a me piace molto di più usarlo per le ciambelle! Il fornetto è composto da tre pezzi: lo spargifiamma a imbuto rovesciato, per tenerlo ben centrato sul fuoco e veicolare il calore, la “pentola” col buco in mezzo ed infine il coperchio! Ecco invece gli ingredienti per la ciambella rustica che vi propongo.

Ingredienti: farina g 350, fecola g 50, uova 3, burro g 125, zucchero g 200, lievito vanillinato per dolci una bustina, olio di semi e farina per il fornetto, marmellata di prugne per decorare.

In un pentolino fondete il burro senza farlo bollire. Togliete dal fuoco e unite uno alla volta, amalgamando perfettamente, le uova. In una ciotola mescolate la farina, la fecola, lo zucchero e il lievito. Unite anche il composto di burro e uova e mescolate.

Preparate il fornetto ungendolo abbondantemente (potete usare olio o burro, io preferisco l’olio perché poi è più facile da lavare) e spolverando con generosa farina. L’operazione è molto importante perché è facile che la torta si attacchi. Versateci poi l’impasto e livellate. Coprite col coperchio e posizionate su fiamma medio-bassa, senza mai togliere il coperchio per almeno 30’ (è la stessa regola che vale per il lievito nel forno: non si apre per 30’ o la torta si abbassa). Passato questo tempo controllate con uno stuzzicadenti se è cotta. Se è pronta, toglietela dal fuoco, lasciate che diventi tiepida e capovolgetela! Io ho poi voluto girarla nuovamente e lucidarla con un poco di marmellata di prugne sciolta sul fuoco, giusto per aggiungere un tocco in più!

domenica 14 agosto 2011

Elogio della cottura nella pentola di coccio


Visto che Zagà vi ha parlato della sua tecnica di cottura preferita, la frittura, ecco che io vi parlo di una delle mie: la cottura nella vecchia, malconcia pentola di coccio. Naturalmente non è obbligatorio che sia vecchia e malconcia, può essere anche nuova e con forma di desing all’ultimo grido, ma ciò che conta è che sia in terracotta invetriata.

La prima cosa da sapere per usare queste pentole è che non bisogna mai sottoporle a sbalzi di temperatura improvvisi. Questo vuol dire che si deve mettere su fiamma bassa, facendola scaldare gradualmente e, soprattutto, non è il caso di passarla dal frigorifero al forno! Il rischio che correte è che vi si crepi all’improvviso!

Altra cosa importantissima, non deve mai essere usata “secca e vuota”, perché anche in questo caso si crepa. Se la mettete sul fuoco deve sempre aver dentro le cose da cuocere. L’ideale però sarebbe che fosse “umida”, cioè che il coccio fosse un poco inzuppato d’acqua, soprattutto se la mettete in forno! Per ottenere questo è sufficiente riempirla d’acqua, possibilmete tiepida, per una mezz’oretta.

Proprio perché sono porose e assorbono un poco del liquido delle cose in cottura, gli odori sono l’eterno problema di queste pentole! Se usate una pentola per il pesce, poi continuate ad usarla per il pesce. Idem per la carne, le verdure e i dolci. In pratica vi servirebbero quattro pentole diverse!!! Il lato positivo però è che la pentola contribuisce sempre a dare profumo a quello che cucinate, il che non è male. Mi viene in mente un vecchio consiglio per iniziare a usare una pentola di coccio nuova, destinata alla carne: “ falla bollire per qualche ora con dentro dell’acqua con un collo di pollo, aglio e carota. Poi sentirai che profumo che hanno i toci!” Non ho mai messo in pratica questo grazioso suggerimento, ma credo che renda bene l’idea.

Per cosa si usano? In generale per gli umidi e gli arrosti, ma in forno potete usarla anche come teglia per sformati se vi va. Il suo pregio è che tiene a lungo il calore e lo distribuisce in modo uniforme. Inoltre rispetto all’acciaio è più difficile che si attacchino i cibi sul fondo, anche se bisogna mescolare di tanto in tanto perché non è un’antiaderente!

Nelle foto che vedete ho sato la mia vecchia pentola (della nonna, inutile dirlo) per cuocere delle verdure.

Queste sono zucchine con yogurt e curcuma. Ho cotto le zucchine solo con l’olio. Le ho poi finite con sale, un vasetto di yogurt e un cucchiaino di curcuma e le ho poi utilizzate fredde.

quelli che vedete sopra sono peperoni arrosto con ceci . I peperoni arrosto vengono particolarmente bene nel coccio. Anche qui li ho cotti solo con l’olio ed ho poi aggiunto i ceci, sale e peperoncino.

PS: per toglierle odori indesiderati non fate l’idiozia di metterla a bollire piena d’acqua e detersivo per i piatti o limone: nel primo caso tutto quello che cucinerete avrà profumo di detersivo, nel secondo sprecate tempo. Quando si impregna di un odore, vi conviene riempirla di terra e trasformarla in un vaso per i fiori!

martedì 2 agosto 2011

Marmellata di prugne gialle speziata

L'albero di prugne di mio padre quest'anno ha dato il meglio di sé e così abbiamo una discreta quantità (è un eufemismo, diciamo pure una montagna) di belle susine giallo-arancio, grosse e succose da consumare. Dopo averne regalato diversi cestini ad amici e parenti, fatto torte e crostate, non ci rimane che l'ultima spiaggia per lo smaltimento della frutta in eccesso, ovvero la marmellata!

Marmellata di prugne gialle speziata

Con le prugne si possono ovviamente fare diversi tipi di marmellata, ma quella che più preferisco è questa, molto aromatica, grazie alla buccia di limone e arancia (siamo tra i pochi fortunati a possedere un albero di arance estive per cui tanto vale sfruttarle) e leggermente speziata per le presenza di cannella, noce moscata, curry e zenzero.

Ingredienti: 1 kg di prugne, 500 gr. di zucchero, la buccia di mezzo limone biologico, la buccia di un'arancia biologica, mezzo cucchiaio di cannella macinata, mezzo cucchiaio di curry, mezzo cucchiaio di zenzero in polvere,  mezzo cucchiaio di noce moscata in polvere, un cucchiaio di miele d'arancio.
Procedimento: Per prima cosa denocciolate e tagliate a spicchi le prugne, mettettele a macerare in una ciotola per una notte nel loro stesso succo con la buccia ben grattuggiata del limone e dell'arancia (se proprio un'arancia biologica d'estate non riuscite a trovarla, aumentate la buccia di limone).
Una volta passata la notte, spostate il composto in una casseruola (possibilmente dal fondo antiaderente) e fate sobbollire per circa trenta minuti in modo da far restringere un po' il succo.
Togliete quindi dal fuoco e quando si sarà intiepidito passate tutto con il minipimer e poi aggiungete tutte le spezie e il miele mescolando bene.
Rimettete la casseruola sul fuoco e fate sobbollire per altri trenta minuti. Quando è pronta riempite i barattoli che avrete già sterilizzato e dopo aver avvitato per bene il coperchio capovolgete per qualche minuto il modo da sterilizzare anche quello.

E' perfetta da consumare come qualsiasi marmellata per guarnire dolci e fette biscottate, ma, secondo me, è insuperabile per accompagnare formaggi molto piccanti o sulle focaccine alla cipolla.

giovedì 28 aprile 2011

Pasta frolla per crostata e per tante altre cose...



Come promesso, ecco una ricetta di frolla per tutte le necessità. Qui l’ho poi utilizzata per una classicissima crostata, come potete ben vedere dalle fotografie.

Premetto subito che non è l’unica ricetta di frolla possibile! Ci possono essere più o meno burro, più o meno uova... se però ci mettete il lievito NON è più pasta frolla, ma diventa un’altra cosa.

Ingredienti per una “dose” (basta per una teglia di circa 22 cm): farina g 200, burro g 120, zucchero g 100, tuorli n. 1, una buccia di limone grattuggiata

Tagliate il burro a pezzettini, lasciatelo ammorbidire un poco a temperatura ambiente (NON fondetelo) e impastatelo con la farina. Aggiungere zucchero, gli aromi e uova. Se risultasse impossibile da compattare (cioè totalmente in briciole) unite qualche cucchiaio d’acqua o di vino bianco. Formate un “panetto”, copritelo di pellicola alimentare e lasciatelo riposare in frigorifero alcune ore... oppure surgelatelo per quando avrete voglia di farvi una bella crostata! Perché la frolla riesca l’importante è che resti sempre fredda, per cui val la pena di mettere la torta cruda in frigorifero per qualche tempo prima di infornarla!

Se avete voglia adesso di crostata... ecco qualche suggerimento. Accertatevi che la pasta sia di quantità bastante per la vostra teglia preferita. Per una teglia di 24 cm di diametro servono una dose e mezza.








Aiutandovi con un poco di farina perché non si attacchi, stendete col matterello metà della pasta fino a raggiungere uno spessore di 4 o 5 mm. Posate la teglia sulla pasta e ritagliate un disco più largo di 1 cm circa, così da avere anche i bordi. Per fare questa operazione potete appoggiare la pasta su della pellicola alimentare: vi aiuterà a girarla a maneggiarla. Foderate la teglia di carta da forno (oppure potete ungerla di burro e spolverarla poi di farina) e adagiatevi il disco di pasta, premendo con le dita per far ben aderire i bordi. Ricordatevi adesso di togliere la pellicola!

Con una forchetta bucate la pasta qua e là: servità a evitare che “faccia le onde” cuocendo. Distribuite poi la vostra marmellata preferita, formando uno strato sottile (se ne mettete troppa la pasta si bagna, poi le fette si rompono ecc. ecc.). NON metteteci la nutella; se volete la crostata con la nutella cuocetela piena di fagioli secchi e farcitela poi quando è già cotta (dopo aver tolto i fagioli ovviamente).

Completate la crostata con la pasta rimasta. Io qui ho creato la tradizionale griglia, ma ho poi aggiunto delle palline di pasta che mi era avanzata. Se volete per redere più colorata la crostata potete spennellarla (con un pennello vero e proprio) di latte (dà un poco di colore), oppure di albume (da un colore un po’ più biscottato) o di tuorlo (effetto dorato totale!). Infornate a 180° per una mezz’ora.

venerdì 11 marzo 2011

Crema pasticcera pura e... au chocolat et au cafe!



La crema pasticcera è la crema per eccellenza! Si usa nei bigné, nei cannoncini, nella zuppa inglese, nei krapfen, nei tortelli di carnevale, nei rotoli di pandispagna, nelle crostate di frutta, nei cornetti e nei croissants, sopra le waffels... devo continuare? Continuate voi?

Di ricette ce ne sono in giro tantissime, più o meno ricche. Quella che segue potete considerarla una proposta di ricetta in qualche modo “classica” per una crema pasticcera adatta da farcitura, quindi abbastanza ricca. La dose è per circa 1 l di crema.

Ingredienti: latte g 500, uova intere 1, tuorli 4, zucchero g 200, farina g 35, buccia di limone (oppure buccia di arancio, oppure vaniglia)



Mettete a bollire il latte (intero o parzialmente scremato) con l’aroma scelto. La buccia deve essere di agrumi non trattati e va utilizzata solo la parte colorata, evitando il bianco perché è amaro. Personalmente, se devo poi aggiungere cioccolato alla crema, preferisco aromatizzarla con buccia d’arancio, mentre se la lascio chiara uso limone o vaniglia (potete usare la solita bustina di vanillina o, meglio, un preziosissimo baccello di vaniglia, che va tagliato per il lungo prima di esser immerso nel latte).



Intanto una ciotola versate le uova (4 tuorli e uovo intero), lo zucchero e la farina. Sbattete bene il tutto con una frusta, finché si gonfia un poco e diventa soffice. Unite quindi il latte, filtrandolo per eliminare gli aromi e l’eventuale “pelle” che si è formata in superficie. Mescolate finché è perfettamente amalgamato, versate in una pentola e ponete sul fuoco. Continuate a mescolare finché arriverà al bollore. Non ci vorrà molto, perché il latte era già caldo! Lasciate bollire per qualche istante, quindi travasatela nel contenitore dove la lascerete raffreddare, spruzzando la superficie con un poco di zucchero per evitare che si formi la “pelle”.

Crema pasticcera al cioccolato: unite alla crema del cioccolato fondente e mescolate bene. La dose va a gusto, ma per il quantitativo di crema qui previsto ci vogliono circa 150 g per ottenere un crema con decisa presenza di cioccolato. Vedrete che raffreddandosi risulterà molto densa; se la preferite più liquida aggiungete un goccio di latte.

Crema pasticcera al caffè (mon amour!!!): unite alla crema del caffè molto concentrato e mescolate. La crema risulterà alla fine un poco più liquida. Se vi serve densa, tenetene conto dall’inizio e aumentate leggermente la dose di farina.

Crema pasticcera nelle versioni SENZA!

SENZA lattosio: sostituite il latte di riso al latte normale, riducendo lo zucchero se è già dolcificato.

SENZA glutine: sostituite la farina con 20 g di fecola

SENZA saccarosio: sostituite lo zucchero con 200 g di miele dall’aroma delicato, oppure con analogo peso di fruttosio.

giovedì 24 febbraio 2011

Frittura mon amour... perché farà pure male al fegato, ma è tanto buona!

Oggi al posto della ricetta giornaliera, ho deciso di parlarvi di una particolare tecnica di cottura a me molto cara: la frittura in olio!

So già che molti dei nostri più affezionati lettori storceranno il naso, "ma come la frittura?! Impuzzolentisce casa, vestiti e capelli, il cibo risulta unto, pesante e fa male, si sporca dappertutto..." Eh lo so, friggere presenta tanti difetti, eppure cosa c'è di più appetitoso (tralasciando ovviamente cioccolato e affini) di una calda frittella, di un bell'arancino, di una croccante patatina ben fritta?

D'altronde, questo metodo di cottura, così vilipeso, ha una storia antichissima, se, come si racconta, anche gli antichi Egizi usavano friggere gli alimenti e nell'antica Roma esistevano addirittura botteghe che si dedicavano solo a quello, come le odierne friggitorie.
E poi diciamocelo, noi meridionali la frittura ce l'abbiamo nel sangue. Siam capaci di friggere di tutto, pesce, carne, verdure, dolci... non esiste alimento commestibile che in qualche modo non riusciamo a friggere!

Ma così come la frittura è meravigliosa quando è ben fatta, allo stesso modo non c'è nulla di più triste di una frittella molliccia, di una ciambella spugnosa o di una polpetta bruciata.
Per cui ora bando alle ciance, eccovi alcuni piccoli consigli per friggere bene.

Utensili: Partiamo innanzitutto dagli strumenti. Infatti fra gli elementi essenziali per la frittura deve esserci una buona padella dai bordi alti o pentola (se si friggono cibi voluminosi).
Personalmente ciò che preferisco per friggere è la cara, vecchia padella di ferro. Non so se avete presente, quelle vecchie padelle che si trovavano ai mercati una volta, abbastanza sottili, ma non troppo e ovviamente interamente di ferro, manico compreso?! Ecco se avete ancora una di quelle padelle, usatela per friggere. Non esiste padella migliore.


In alternativa, se proprio il ferro non lo trovate (o vi disturba il fatto che non si possa lavare con acqua e sapone, mi riferisco a qualche igienista preso a caso) vanno bene anche le normali padelle dal fondo leggero (anche se, ovviamente, non sono la stessa cosa, almeno una volta nella vita una padella di ferro dovete provarla).
Insieme alla padella altri strumenti fondamentali sono la forchetta, per girare gli alimenti, e la schiumarola, ovvero quel cucchiaione gigante in acciaio, tutto bucherellato, che serve per tirare sù le pietanze quando sono cotte scolando bene l'olio.

Olio: Elemento essenziale per una buona frittura è, ovviamente, la materia grassa con cui friggere. Per dover di cronaca (mi costa ammetterlo) si può friggere anche nello strutto, ma se è questo l'argomento che vi interessa, è meglio che cambiate blog e anche molto velocemente... Per me, sia ben inteso, l'unico possibile tipo di grasso adatto alla frittura è l'olio.
Ma anche gli oli non sono tutti uguali e non tutti sono adatti per friggere.La prima qualità che deve avere un olio per frittura è la resistenza alle alte temperature. E' infatti essenziale per una buona frittura (e per la salute) che l'olio non raggiunga mai il "punto di fumo", ovvero la sua temperatura massima prima di iniziare a decomporsi. E quindi sono assolutamente da escludere per la frittura l'olio di semi vari, di soia, di girasole e di mais, perché resistono pochissimo alle alte temperature.
Per cui la scelta si restringe necessariamente all'olio extravergine di oliva e all'olio di arachidi. So che anche l'olio di palma raffinato dovrebbe essere adatto, ma non mi è mai capitato di sperimentare, per cui non so dirvi con precisione.

Personalmente ritengo che l'olio di arachidi sia più pratico per friggere, rispetto all'olio extravergine d'oliva. Prima di tutto perché costa di meno (e se friggete molto, vi assicuro che non è un elemento da trascurare) e poi perché ha un sapore meno intenso. La frittura con l'olio d'oliva infatti lascia un sapore più forte per cui non è adatta a tutti i tipi di cibo, soprattutto se dal sapore delicato. Per cui vi consiglierei tendenzialmente di evitare di friggere le patate in olio d'oliva, mentre, per esempio, è perfetto per friggere i dolci a base di uova come la pignolata.

Note importanti: Riempite la vostra padella con molto olio e tenetela a fuoco alto fin quando diventerà molto caldo. Per provare se frigge buttate una piccola mollica di pane, se torna in superficie circondata da mille bollicine vuol dire che l'olio è pronto. Solo a quel punto potete iniziare a friggere. Gli alimenti che friggete devono essere totalmente immersi nell'olio, paradossalmente più olio c'è in padella meno ne assorbiranno. Ricordatevi inoltre che i cibi più sono "acquosi" più olio tendono ad assorbire. Per questo motivo è sempre meglio friggere le verdure bene asciutte e in alcuni casi, come per le melanzane, metterle sotto pressa per fare uscire l'acqua prima di friggerli o non saranno ben croccanti.
Quando il cibo sarà cotto, scolatelo per bene con la schiumarola e adagiatelo sulla carta assorbente o, se preferite, sulle buste di carta del pane (sono perfette per assorbire l'olio della frittura, provare per credere). E voilà la frittura è pronta, servite tutto ben caldo!

domenica 20 febbraio 2011

Le crêpe di madame Cannetò!

Quando FOM si comporta bene, come ogni bravo animaletto che si rispetti, riceve in premio uno spuntino goloso...  ovviamente data la sua voracità lo spuntino diviene uno "spuntone" e quindi spesso si trasforma in una vera e propria cena.
Fra i suoi spuntini  preferiti, oltre alle già citate "polpette di maiale felice", ci sono le crêpe che mangia avidamente (dalle otto alle quindici alla volta a seconda di quanto latte è riuscito a rubarmi mentre le preparo) condite in qualsiasi modo, tranne che con i funghi che sostiene di non gradire, così  tanto per darsi un tono e far finta di avere anche lui delle preferenze alimentari.

La ricetta delle crêpe che preparo solitamente, risale a circa una quindicina d'anni fa e mi è stata data da una vispa signora di Tours da cui sono stata ospite alcune settimane tantissime estati orsono.
Ricordo che ne preparava intere montagne e le serviva dopo cena impilate una sopra l'altra su un grande piatto, accompagnate da un gigantesco barattolo di nutella e marmellate varie. E così si consumava una specie di rituale, in cui, a turno, ogni ospite a tavola prendeva una crêpe nel suo piatto, la ricopriva di nutella o marmellata e la mangiava con gusto. Il giro continuava fin quando tutte le crêpe nel piattone finivano. E vi assicuro che finivano subito.



Ecco quindi che oggi vi propongo la ricetta base delle crêpe così come l'ha data Madame Cannetò.
La ricetta, come vedrete, è senza zucchero, a differenza di quelle che si trovano solitamente.
Madame Cannetò infatti sosteneva che le crêpe vanno cotte senza zucchero perché sennò si anneriscono, perché lo zucchero si brucia. Credo che questa fosse una sua opinione personalissima e assolutamente non supportata da "teorie gastronomiche", tuttavia ho sempre continuato anch'io a farle seguendo il suo procedimento, perché in questo modo le crêpe possono essere utilizzate sia per preparazioni dolci che salate e in ogni caso vengono buonissime.

Dosi: 500 gr. di farina, 6 uova fresche, latte quanto basta, burro.

Procedimento: Sbattere con una forchetta le uova in una ciotola abbastanza grande. Quando le uova saranno ben sbattute aggiungete lentamente la farina mescolando bene in modo che il composto diventi omogeneo. Si formerà a questo punto una palla di pasta. Aggiungete quindi molto lentamente anche il latte. Non aggiungetene di nuovo fin quando quello presente nella ciotola non è ben amalgamato con il resto della pastella, non abbiate fretta o si formeranno i grumi. Continuate ad aggiungere il latte fin quando la pastella non diventa fluida (ovviamente non esagerate troppo nel renderla liquida, male che va se in cottura vi rendete conto che è troppo solida potrete aggiustarla aggiungendo latte). Riponete in frigorifero per una mezz'ora a riposare.
Nel frattempo preparate una padella antiaderente dai bordi molto bassi (a meno che non possediate la piastra apposita) cospargendola con poco burro di buona qualità.
Il burro è un elemento essenziale delle crêpe e quindi deve avere un buon sapore. Volendo si può usare al posto del burro l'olio, le crêpe verranno lo stesso, ma il sapore finale non è ovviamente lo stesso. Una vera crêpe che si rispetti infatti deve sapere di latte, uova e burro cotto!
Mettete quindi la vostra padella sul fuoco e quando è ben calda versate con un piccolo mestolo la pastella girando la padella in modo che il composto sia ben uniforme e sottile. La prima crêpe probabilmente non verrà molto bene a causa dell'eccesso di burro (io la dò sempre a FOM e lui la mangia scondita leccandosi i baffi e pregustando quelle successive), non preoccupatevi le altre saranno perfette.

Dopo pochi minuti quando è ben solida girate la crêpe dall'altro lato per farla cuocere in modo uniforme. Se siete abili con la padella potete provare a farla saltare in aria, io personalmente la giro (anche perché correrei il rischio di farla finire direttamente in bocca a FOM) sollevandone un angolo con la punta della forchetta o di una paletta e usando poi direttamente le dita. Se la padella è veramente antiaderente non avrete problemi.

Quando è cotta riponetela in un piatto e procedete allo stesso modo con tutto il resto della pastella e pan mano che le crepe sono pronte impilatele una sull'altra. Alla fine avrete anche voi la vostra bella montagna di crêpe!

Come vi dicevo potete servirle un po' come volete. E se le volete servire calde vi basterà rimetterle in padella e riscaldarle inserendo dentro il condimento desiderato e poi ripiegandole.

Ieri ne ho fatte un po' alle mele.



Se vi va di sperimentarle, ecco come fare:

Sciogliete nella padella, ancora sporca di burro, dello zucchero con un po' d'acqua in modo da ottenere uno sciroppo abbastanza liquido, aggiungete quindi delle mele tagliate a tocchetti e fatele cuocere fin quando non sono cotte (se l'acqua si asciuga troppo aggiungetene un pochino durante la cottura). Se vi piace l'aroma aggiungete della cannella in polvere.



Prendete quindi una delle crêpe che avete preparato, adagiatela delicatamente nella padella in modo da farle assorbire lo sciroppo mentre con una paletta prendete i tocchetti di mela e inseriteli all'interno.



Poi ripiegate la crêpe  su se stessa, spolveratela con un po' di zucchero e cospargete la padella con un po' di burro. Girate a questo punto la crêpe ripiena dall'altro lato aiutandovi con la paletta in modo da far caramellare lo zucchero e rifate la stessa cosa con l'altro lato.



A questo punto la crêpe è pronta. Servitela calda, magari con un filo di zucchero caramellato sopra.